18 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Omicidio Meredith

Amanda Knox: vorrei sposarmi

«In carcere ricevo molte lettere e proposte di matrimonio. Ma devo trovare la persona giusta»

PERUGIA - Amanda Knox, la studentessa americana condannata a 26 anni di prigione a Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, vorrebbe sposarsi, «ma devo ancora trovare l'uomo giusto», e adottare un bambino. La 23enne di Seattle parla dal carcere, che per lei è «un limbo» sospeso tra la sua vecchia vita e la speranza per il futuro, attraverso un libro «Io vengo con te - Colloqui in carcere con Amanda Knox», di Rocco Girlanda, deputato e presidente della Fondazione Italia Usa, che ha più volte incontrato la ragazza in carcere dopo la sua condanna.

Il libro sarà pubblicato in italiano il 19 ottobre, edizioni Piemme, e uscirà anche un e-book in inglese, Ap ne ha avuto in esclusiva un'anticipazione. Non parla quasi mai di Meredith, la sua coniquilina, per il cui omicidio è stata condannata a 26 anni di carcere, insieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito (25 anni) e l'ivoriano Rudy Guede, (30 anni con l'abbreviato, in appello 16 anni). Per Raffaele ed Amanda, che continuano a dirsi innocenti, l'appello è fissato il 24 novembre. Amanda dice solo che quel giorno, la mattina del 2 novembre quando il cadavere della studentessa inglese fu trovato nella casa di via gita fuori porta con Raffaele. Nei colloqui raccolti nel libro Amanda racconta di sè, dei suoi interessi, il cinema, le gita in bicicletta, lo studio per le lingue, la scrittura, parla di religione, persino della possibilità di vita aliena nell'universo. E dei suoi desideri: un marito, un bambino da adottare.

«Vorrei sposarmi ma devo ancora trovare la persona giusta», confida Amanda nei colloqui raccolti nel libro, e ancora «vorrei adottare un bambino», perché «ci sono tantissimi bimbi al mondo che non hanno nessuno». Racconta che in prigione riceve molte lettere tra cui proposte di matrimonio. E «tutti mi dicono, 'tu sei famosa' e io rispondo 'non sono Angelina Jolie'. E' terribile essere famosa per questo. Avrei voluto esserlo per qualcosa che ho costruito, raggiunto». La prigione, stare in carcere - dice Amanda «è come essere in un limbo». «Vivi un po' tra i ricordi della vita che avevi, le speranze per il futuro, provando con tutte le tue forze a non sentire che invece tu sei qui», in cella.

«Il libro è nato per caso, dopo tanti incontri con Amanda dei quali ho cercato di tenere un mio diario privato e personale, il più possibile preciso e dettagliato», spiega l'autore nella prefazione, che spiega di non aver mai incontrato amici o parenti di Amanda, né i suoi avvocati. «Non mi interessava conoscere Amanda Knox, mi interessava conoscere Amanda», spiega Girlanda sottolineando che poi nel tempo con la ragazza di Seattle «è nata una bella amicizia. Che mi auguro possa continuare anche dopo, pulita, disinteressata e spontanea come lo è stata finora». «Volevo conoscere Amanda - dice all'Ap - e la ragazza che ho conosciuto è molto diversa dall'immagine 'sesso, droga e rock and roll' descritta da una parte della stampa». Un libro, che Francesco Maresca l'avvocato della famiglia Kercher, la vittima, ha giudicato un'iniziativa «inappropriata».