1 agosto 2021
Aggiornato 04:00
Nomine

Sviluppo, Romani ministro dopo 5 mesi di interim

Il premier fa anticamera, nessun colloquio con Napolitano. Al Quirinale giuramento rapido e senza brindisi. Bersani: «Ministero a pezzi»

ROMA - Ci sono voluti cinque mesi di interim del premier per avere un nuovo ministro dello sviluppo economico. Nella sala della Pendola del Quirinale la cerimonia di giuramento di Paolo Romani da ministro per lo Sviluppo economico non dura neppure lo spazio di un quarto d'ora. Formula di rito, saluti e stop. Nessun applauso, nessun brindisi. E soprattutto nessun colloquio, a margine del giuramento, tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Anzi Berlusconi, che arriva al Colle alle 19 insieme al sottosegretario Gianni Letta, è 'costretto' ad attendere alcuni minuti l'arrivo nella sala del capo dello Stato. Un'attesa che, per quanto breve, il premier mal sopporta e che cerca di ingannare. Saluta cronisti e fotografi e azzarda una battuta: «Volete che vi racconti una storiella per ingannare l'attesa?». Gianni Letta, visti i precedenti, gli intima 'l'alt' e Berlusconi si ferma. A un certo punto, poi, il Cavaliere si avvia verso l'ingresso della Sala quasi a voler sollecitare l'arrivo del capo dello Stato.

NESSUN BRINDISI - Arrivando nella sala del giuramento il presidente della Repubblica si è «scusato per il ritardo» e poi la cerimonia ha preso avvio. Il segretario generale del Quirinale Donato Marra ha letto la formula di rito e in pochi minuti tutto si è concluso. Dopo i saluti Napolitano ha lasciato la stanza senza il tradizionale brindisi che solitamente accompagna queste cerimonie e Berlusconi, insieme a Letta, ha preso l'ascensore interno della palazzina quirinalizia per lasciare in auto il Palazzo.
Capo dello Stato e premier non si sono rivolti una parola e non c'è stato alcun colloquio né prima né dopo il giuramento di Romani. Sono cinque mesi che Napolitano sollecita Berlusconi perché chiuda l'interim e un ministero così importante, soprattutto in un momento di crisi economica, trovi un titolare.

ROMANI - Nato a Milano, Romani, 63 anni, prima della nomina era dal 30 luglio dello scorso anno vice ministro allo stesso dicastero con delega alle comunicazioni. Romani ha alle spalle una lunga carriera nell'editoria radiotelevisiva: nel 1976 fonda Milano Tv, poi trasformatasi in Rete A, di cui è direttore generale fino al 1985. Dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di Telelombardia. Nel 1990 è editore di Lombardia 7, emittente che cede nel 1995 dopo essere stato eletto deputato con Forza Italia, di cui sarà coordinatore regionale per la Lombardia dal 1998 al 2005.

BERSANI - Il nuovo responsabile dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, «non troverà più il ministero perché in questi 5 mesi è stato fatto a pezzi. Un pezzo di qui, un pezzo di là, nell'incuria generale per i problemi veri, che si chiamano lavoro, attività economica, attività produttive. Non sarà facile purtroppo rimontare tutto il tempo perso». Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in una dichiarazione trasmessa da Sky tg24.