4 agosto 2021
Aggiornato 00:30
Pressing di Napolitano per le riforme, oggi Romani al Colle

Sviluppo: Berlusconi e il problema Tremonti, devo risposte all'Europa

Forse oggi stesso una conferenza stampa per annunciare nuove misure. Bersani: Servono riforme, ma il Governo non è in grado. Sacconi: Lo sviluppo non si fa per Decreto, dl arriverà presto

ROMA - Consapevole che le risorse scarseggiano, ma determinato a stringere i tempi per arrivare al Consiglio europeo di domani a Bruxelles con «qualcosa in mano». Nonostante i paletti posti da Giulio Tremonti «giustamente» attento alla necessità del «rigore», ma che non deve rappresentare un «problema» a fronte della necessità di rispondere alle «pressioni» di Angela Merkel, di «Confindustria e della mia stessa maggioranza». Conversando con diversi interlocutori il premier Silvio Berlusconi non ha nascosto un obiettivo, difficile eppure ineludibile: dare «risposte» a chi chiede all'Italia misure incisive per la crescita.

Nel decreto non ci sarà macelleria sociale - Stretto tra la necessità di rispettare le esigenze di bilancio e la sconvenienza di misure una tantum, come condoni o concordati fiscali, («in molti mi dicono che non si possono fare«), il presidente del Consiglio ha ormai chiaro che serve presentare qualcosa ai partner europei: certo, alcune misure «sono pronte», ma manca l'idea guida, un'«idea forte». Per queste ragioni Berlusconi non è ancora «soddisfatto» e ha promesso ai suoi ministri di lavorare intensamente al provvedimento. Che, non è escluso, potrebbe decidere di illustrare già oggi alla stampa prima di partire per il Consiglio Ue. Di certo, ha giurato, nel decreto non ci sarà macelleria sociale.

Il nodo resta sempre quello del rapporto con Tremonti. E forse non è un caso che anche ieri abbia ripetuto ai suoi interlocutori l'impossibilità di «revocare i ministri»: il «premier non ha poteri», è il mantra berlusconiano. Eppure il «problema» Tremonti cozza con la mancanza di risorse, più volte ammessa da Berlusconi. Questa è la strettoia dalla quale stenta a uscire, anche per riuscire ad «arrivare al 2013», come continua a predicare il premier.

Pressing di Napolitano per le riforme, oggi Romani al Colle - Il provvedimento del governo sullo sviluppo arriverà probabilmente la prossima settimana («entro fine mese», ha assicurato il segretario del Pdl Angelino Alfano) e Giorgio Napolitano fa sentire di nuovo la sua voce sull'urgenza di varare misure per fronteggiare la crisi economica. Di primo mattino, il presidente della Repubblica espone la sua visione delle cose con il ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, che si reca al Colle per illustrare al capo dello Stato le sue proposte in materia di crescita, che verranno discusse nel prossimo Consiglio dei ministri e non più oggi, come aveva annunciato invece ieri il governo.
Da parte sua, Napolitano rappresenta al ministro le istanze raccolte nelle sue ultime visite per i capoluoghi italiani, nell'ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia.
Si ricorderà che nella sua tappa a Napoli, venti giorni fa, il presidente ha incontrato una delegazione degli operai della Alenia, azienda di Finmeccanica interessata ad un piano industriale che ne ridimensiona la presenza in Campania. A Genova invece, la settimana scorsa, il capo dello Stato ha incontrato una rappresentanza della Fincantieri, industria pure interessata da una lunga vertenza di crisi. Ieri a Pisa il presidente ha incrociato le istanze degli studenti. Si tratta di eventi che gli hanno consentito di toccare con mano le esigenze di pezzi del paese reale, che oggi sono state appunto portate dallo stesso presidente della Repubblica all'attenzione del governo rappresentato al Colle da Romani.

Bersani: Servono riforme, ma il Governo non è in grado - Per rilanciare la crescita servono delle riforme, ma «questo Governo non è in grado». Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, intervistato dal Tg1. «Per crescere ci vogliono riforme: la riforma fiscale, della pubblica amministrazione, le liberalizzazioni, un po' di politica industriale... E poi bisogna andare a prendere i soldi da chi ce li ha, non da chi non ce li ha. Questo bisogna fare, questo deve fare un governo. Questo governo che abbiamo non è in condizioni di farlo».

Sacconi: Lo sviluppo non si fa per Decreto, dl arriverà presto - Il decreto Sviluppo arriverà «al più presto». Lo ha assicurato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a margine del Forum di Coldiretti a Cernobbio, rispondendo a chi gli chiedeva delle sollecitazioni dell'Unione europea all'Italia a fare presto.
Sacconi in merito al nodo risorse per le nuove norme, ha ribadito che «lo sviluppo non si fa per decreto ma attraverso un complesso di iniziative di ordine amministrativo, di ordine legislativo ma soprattutto spesso di ordine comportamentale delle p.a. tali da scatenare quanto più la vitalità liberandola quanto più possibile».
«In passato - ha aggiunto - poteva un decreto, mobilitando grande spesa pubblica, iniettare risorse della finanza pubblica nell'economia. Oggi dobbiamo relativizzare questi strumenti perchè inesorabilmente anche quando hanno risorse non sono tali da determinare sviluppo. Lo sviluppo è più figlio della deregolazione. Lo sviluppo può essere figlio della liberazione della società dai tanti vincoli che si sono accumulati».

Matteoli: Dl è un passo importante, dare risposte alle attese - Il decreto Sviluppo è un «passo importante» per il governo ed è necessario quindi dare con il provvedimento «le risposte attese». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, secondo cui «dopo la scelta inappuntabile del nuovo governatore della Banca d'Italia ora bisogna puntare a un decreto sviluppo che dia le risposte attese e a cui stiamo lavorando».
«Sono in sintonia con l'amico Roberto Maroni - aggiunge Matteoli in una nota - che esso rappresenta un passo importante della legislatura e credo che Berlusconi, il governo e la maggioranza potranno riuscirci puntando sulla concretezza e l'unità».