19 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
L'inchiesta di Roma

P3, Formigoni ascoltato in Procura

L'audizione durata oltre due ore. Il presidente della Regione Lombardia: «Non rompo il segreto istruttorio»

ROMA - «Sono stato audito in qualità di testimone. Non voglio dire nulla rispetto a quanto dichiarato». Ha detto così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, lasciando la cittadella di piazzale Clodio dopo essere stato ascoltato per circa due ore nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3. «Mi sono stati chiesti fatti di cui potevo essere a conoscenza - ha continuato - ma mantengo il segreto istruttorio e non aggiungo nulla rispetto a quanto da me affermato ai magistrati». Alle richieste dei cronisti di un suo commento o di una dichiarazione in merito, il governatore ha ribadito: «Non posso dire nulla, arrivederci».

LA SMENTITA - Successivamente la portavoce del presidente della Lombardia ha precisato che Formigoni non ha mai affermato «sono ancora testimone» o «rimango testimone» ma che alla domanda di un giornalista se fosse in Procura in tale veste ha risposto: «Assolutamente sì». «Sono stato audito in qualità di testimone. Non intendo rompere il segreto istruttorio» ha poi aggiunto Formigoni il quale, salendo in macchina, ha raccontato la portavoce, ha fatto il gesto «roger» (pollice alzato) con la mano ai fotografi e alle telecamere.

INTERROGAZIONE - Sulla vicenda relativa all'elezione di Formigoni si muove anche la politica. Trenta parlamentari, 21 del Partito Democratico e 9 Radicali, hanno presentato sia alla Camera che al Senato un'interrogazione parlamentare per chiedere conto al governo dell'esclusione e successiva riammissione delle liste elettorali a sostegno di Formigoni. In particolare vengono ripercorsi gli episodi avvenuti contemporaneamente alle conversazioni telefoniche tra il governatore e gli esponenti della P3, dalle dichiarazioni del ministro La Russa che si recava fisicamente negli uffici della Corte d'Appello, a quelle di Formigoni stesso che accusava Radicali e giudici di aver ordito delle «manovre» ai suoi danni e attività manipolatorie sui moduli. Sono infine ricostruiti i passaggi che portarono alla richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano, all'approvazione del decreto «salvaliste», alla riammissione di Formigoni da parte del Tar.