25 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
L'inchiesta: indagini sui conti di Verdini

Mancino: P3? Cono d'ombra sul Csm

«Ma non ha inciso sulla sua attività». Il coordinatore del Pdl: «I 2,6 milioni di euro? Normali introiti frutto dei miei sacrifici nel 2004»

ROMA - Gli ultimi avvenimenti legati all'inchiesta P3 «gettano un cono d'ombra, ma non credo che questi possano incidere sull'attività che abbiamo svolto al Csm». Lo dice il vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura, Nicola Mancino, intervistato da Sky Tg24. «Peraltro - aggiunge - è in corso un'inchiesta da parte della Prima commissione e lo stesso procuratore generale presso la Cassazione avverte la necessità di avviare un procedimento disciplinare. Vediamo cosa succederà».

QUESTIONE MORALE - Il Consiglio superiore della magistratura ha sempre tutelato l'autonomia e l'indipendenza delle toghe: è quanto ha voluto sottolineare il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, in apertura del plenum di questa mattina. «L'interferenza sulla libera attività del magistrato non è mai stata posta in discussione - ha detto - il lavoro della sezione disciplinare dimostra con quanta attenzione ci siamo posti il problema di garantire l'indipendenza e l'autonomia».
Il numero due di palazzo dei Marescialli, aprendo la riunione, ha riferito pubblicamente ai consiglieri della lettera inviatagli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei giorni scorsi, nella quale il capo dello Stato sottolineava che sarà la prossima consiliatura ad affrontare il tema della questione morale. Il togato del movimento per la giustizia, Ciro Riviezzo, ha voluto dunque sottolineare che in questi giorni sui giornali «si rappresenta una magistratura fatta di faccendieri», mentre «ci sono tanti magistrati con la schiena dritta che svolgono onestamente il loro lavoro e resistono a qualunque pressione». Questa osservazione è stata condivisa dal vicepresidente Mancino, il quale ha osservato che «sia nelle situazioni di emergenza, sia nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali, il magistrato è parte di un ordine che tocca interessi generali e li risolve nell'interesse dell'ordinamento. L'esperienza di questi 4 anni - ha ricordato Mancino - dimostra la validità di un impianto istituzionale che rende il giudice obbligato ad assumere la legge come guida nell'esercizio della sua attività».

VERDINI: «NORMALI INTROITI» - Nessun 'misfatto' nè refurtiva di atti illeciti. Ma soldi personali «frutto di sacrifici» estranei ai fatti dell'inchiesta sulla P3. Utilizzati per il «processo di piazza in cui vengo trascinato». Il coordinatore del Pdl Densi Verdini rompe il silenzio con una replica scritta a quanto pubblicato oggi dal Corriere della Sera sulle sue disponibilità finanziarie.
«Oggi, sfogliando il Corriere della Sera, mi sono imbattuto in un titolo a caratteri cubitali su certe indagini in atto nei miei confronti e relative a 2,6 milioni di euro. E visto che per l'ennesima volta -denuncia Verdini- vengo trascinato in un processo di piazza, alla piazza intendo rispondere. I 2,6 milioni di euro, che il Corriere della Sera sembra presentare come il frutto di chissà quale misfatto, rappresentano invece il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a che spartire con questa indagine. Questo denaro è stato esclusivamente utilizzato per l'attività del Giornale della Toscana e delle aziende ad esso collegate. E comunque, a scanso di equivoci e di strane dietrologie, si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci».