29 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Politica & Giustizia

Ddl intercettazioni, Finiani a lavoro

Studiano emendamenti da presentare lunedì allo scadere dei termini. Costa: «Al Senato ddl peggiorato». Domani vertice di maggioranza

ROMA - I finiani sono al lavoro sul ddl intercettazioni e, come anticipato ieri, stanno lavorando a una serie di emendamenti che verranno presentati lunedì (allo scadere dei termini) probabilmente a firma della presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno. «Sono soddisfatta - ha detto proprio quest'ultima lasciando la commissione dopo la seduta di oggi dedicata all'inizio della discussione generale sul ddl che andrà avanti fino a giovedì - perchè si è parlato del contenuto del provvedimento. Non ho messo alcun paletto al dibattito, ma ho precisato che abbiamo dei tempi da rispettare».

Sul fronte operativo è stata però la finiana Anna Maria Siliquini a raccontare lo stato dell'arte: «stiamo cercando - ha detto - di individuare quali siano i punti per noi davvero irrinunciabili. Lavoreremo collegialmente agli emendamenti da presentare al testo. I punti di maggiore irragionevolezza del testo riguardano il meccanismo del giudice collegiale, quello che deve autorizzare l'intercettazione e la proroga degli ascolti, che è stato sensibilmente peggiorato al Senato. Poi anche la questione delle intercettazioni ambientali dovrà essere rivista perchè la privacy dei mafiosi a nostro avviso 'deve' essere invasa». Siliquini, poi, ha spiegato che all'attenzione dei finiani ci sono anche il problema delle proroghe di tre giorni in tre giorni, additate dai magistrati come paralizzanti per gli uffici giudiziari, e quello dei cosiddetti 'reati spia', indicatori cioè di possibile presenza di fenomeni di criminalità mafiosa.

In appoggio, ma non troppo, dei finiani è intervenuta anche la capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti: «è vero - ha detto - che noi siamo pronti a votare i loro emendamenti qualora serviranno ad eliminare i punti di maggiore irragionevolezza del testo, ma noi speriamo anche che i finiani siano disposti a votare i nostri. Comunque attendiamo di conoscere nel concreto le loro proposte di modifica, anche perchè oggi in Commissione di loro non è intervenuto nessuno e poi perchè speriamo che una questione così delicata come quella delle intercettazioni non venga usata solo per farsi guerra all'interno della maggioranza».

Infine, è stata la volta del capogruppo del Pdl Enrico Costa. Ha concordato sul fatto che il ddl «al Senato è stato peggiorato», mentre sul testo approvato in prima lettura a Montecitorio «almeno in 20 dell'opposizione votarono con noi». «E poi - ha aggiunto - vorrei ricordare a Di Pietro, che sbraita tanto contro questo provvedimento, che lui il ddl Mastella, che prevedeva all'incirca le stesse cose lo votò eccome...». Parole che non sfiorano nemmeno il leader dell'Idv: così com'è, ha detto, «questo ddl serve solo a mettere il bavaglio alla stampa e lacci e laccioli ai magistrati che devono indagare».

Su tutto, comunque, aleggia l'ombra del vertice di maggioranza, domani a palazzo Grazioli, quando si incontreranno insieme al premier il consigliere giuridico Niccolò Ghedini, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i capigruppo di Camera e Senato e il sottosegretario Gianni Letta. Sarà lì, probabilmente, che lo staff del premier comincerà a valutare le richieste di modifiche alla legge avanzate dai finiani, in attesa di trovare una 'compensazione' tra il ddl attuale e i cambiamenti suggeriti dai fedelissimi del presidente della Camera.