28 maggio 2020
Aggiornato 20:00
Medicina

A Roma i piu grandi «robo-chirurghi» del mondo

Per il settimo congresso europeo di chirurgia robotica

ROMA - Si riuniscono da domani al 12 giugno a Roma i trecento più importanti «robo-chirurghi» del mondo, per dar vita al settimo Congresso europeo di chirurgia laparoscopica e robotica. Faranno il punto su una tecnologia di altissimo livello che ha permesso di ampliare straordinariamente le possibilità di intervento sui pazienti e di limitare in modo altrettanto straordinario la «malattia chirurgica», ovvero le conseguenze derivanti dalla necessità da parte del chirurgo di aprirsi la strada verso l'organo interno da trattare.

Il congresso, presieduto dal professor Vito Pansadoro, è di per sé, per il modo in cui è strutturato, un evento innovativo: i relatori non faranno relazioni dal podio, ma trasmetteranno in diretta dalla sala operatoria o seduti alla consolle del robot, mostrando dal vivo la loro tecnica di intervento. Tutte le operazioni verranno trasmesse dalla clinica Pio XI di Roma, l'unica del centro-sud in grado di far funzionare contemporaneamente e a pieno ritmo tre sale operatorie laparoscopiche.
Ad essere trattati saranno pazienti portatori di patologie al limite del trattabile, sui quali opereranno alcuni tra i migliori chirurghi del mondo, provenienti da diversi paesi, dagli Usa fino alla Cina, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze e innovazioni da condividere presso la comunità scientifica.

Parlare dell'impiego di un «robot» in questo genere di operazioni fornisce, in realtà, un'idea falsata: ad operare non è la macchina in sé, ma è sempre il chirurgo. Il robot non si sostituisce a lui, ma gli dona una precisione nella manualità e una acutezza di visione enormemente superiori a quelle di un chirurgo che agisca direttamente impugnando bisturi e pinze. Per dare un'idea, il rapporto tra il movimento della mano del chirurgo e lo strumento è di sei a uno: vuol dire che si muove di sei centimetri la mano, ma di un solo centimetro la pinza o il bisturi nell'addome del paziente. Questo permette di intervenire anche su strutture piccolissime, che potrebbero essere demolite da un intervento tradizionale. Inoltre, attraverso gli oculari di cui lo strumento è dotato, il chirurgo ha del campo operatorio una visione al altissima definizione e in tre dimensioni, ingrandito dalle dieci alle quindici volte.

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