11 luglio 2020
Aggiornato 03:30
Accordo bipartisan

Intercettazioni, via dal ddl la norma sui servizi

Plaude Massimo D'Alema, presidente del Copasir. L'Idv resta sugli scudi, il Pd cauto aspetta le modifiche. Anm: «Non basta»

ROMA - Dopo gli emendamenti della scorsa settimana concordati tra Angelino Alfano e Gianfranco Fini, dopo le ulteriori modifiche decise ieri per venire incontro ai rilievi del Quirinale, cambia ancora il ddl intercettazioni: sarà stralciata la norma che limitava le intercettazioni nei confronti degli '007'. Il problema sarà affrontato in una eventuale revisione della legge sui servizi segreti.

Plaude D'Alema - «Mi sembra la soluzione migliore - ha spiegato Gianni Letta in una nota - perché consentirà di affrontare il problema nel quadro più ampio di una eventuale revisione della legge 124, nello stesso spirito di condivisione nel quale la legge è nata e con la quale è stata sin qui gestita». La riprova, per il sottosegretario, che «quando alle inutili polemiche si sostituiscono la discussione e il confronto non è difficile arrivare ad una soluzione per tutti 'accettabile' o addirittura condivisa». Plaude Massimo D'Alema, presidente del Copasir, che giudica «positiva la scelta del Governo». E apprezzamenti arrivano anche dai finiani: per Carmelo Briguglio la decisione del Governo è «saggia e rispettosa» del Comitato parlamentare.

L'IdV pronta al referendum - L'insieme degli emendamenti annunciati nell'ultima settimana non fa cambiare però idea ai magistrati: «un passo avanti» ma insufficiente per modificare il giudizio complessivo dell'Anm, dice il presidente Luca Palamara. Al contrario, per il leader Udc Pier Ferdinando Casini a questo punto «un accordo in Senato si può fare». Resta la netta contrarietà di Antonio Di Pietro: le modifiche sono «solo una lavatina di faccia per bloccare le indagini e cancellare il diritto d'informazione». E l'Idv è pronta al referendum.

Più complicato il quadro nel Pd. La presidente dei senatori Anna Finocchiaro rivendica il ruolo del Pd nell'aver indotto la maggioranza alle modifiche, e rimanda alla ripresa dei lavori di martedì per esprimere le valutazioni sul nuovo testo. Il suo vice Nicola Latorre invece già apre alla maggioranza: se gli emendamenti annunciati saranno confermati «il confronto in parlamento assumerà un altro significato. Altrimenti la nostra opposizione sarà dura». Ma per Lanfranco Tenaglia, membro della commissione Giustizia, «il giudizio complessivo sul ddl rimane negativo» perchè «gli emendamenti non sanano tutti i difetti».