12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
«La legge sarà emendata»

Ddl intercettazioni, Fini frena

Finiani: «No alla fiducia». Opposizioni: «Porteremo la questione in Europa». Sul punto è però Umberto Bossi a provare a mediare

ROMA - E' «doveroso» un intervento legislativo che contrasti l'abuso delle intercettazioni, ma il testo che verrà approvato dal Parlamento subirà modifiche. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un colloquio con il Foglio, interviene sul provvedimento che ha inasprito lo scontro fra i poli ed è stato duramente contestato dal mondo dei media. I finiani, dal canto loro, sono ancora più espliciti: bisogna evitare la fiducia sulle intercettazioni. Sul punto è però Umberto Bossi a provare a mediare, sostenendo che di voto di fiducia nessuno ha ancora parlato.

L'ex leader di An predica cautela nei confronti del testo in discussione al Senato: «Non si può giudicare un provvedimento prima che sia discusso e licenziato dall'Aula. Sono certo che alla fine verrà emendato e in ogni caso è previsto un passaggio a Montecitorio. Quella legge viene fuori da un lavoro di grande perizia di Ghedini e Bongiorno». Fini non nasconde però che «le intercettazioni telefoniche sono state oggetto di abusi nel recente passato» e che questo rappresenti «un problema, una questione di diritto e di tutela della dignità personale».

Finiani: «No alla fiducia» - Il presidente della Camera assicura inoltre che «chi ha prefigurato 'blitz' finiani a Montecitorio o guerriglia parlamentare è destinato, pare, a rimanere deluso». Di certo c'è che il finiano Carmelo Briguglio avverte: il voto di fiducia sarebbe «un altro grave errore politico». Quanto alla legge, «deve avere un percorso squisitamente parlamentare, tormentato quanto si vuole, ma senza rischio di interventi liquidatori e ultimativi da parte del governo. Si conceda al Parlamento, all'opposizione ma anche alla maggioranza, alle categorie interessate, ai cittadini tutto il tempo necessario per discutere e trovare mediazioni sul testo». Dalla Lega si fa sentire Bossi, che frena: «Non lo so, è una cosa di cui si parlerà in Consiglio dei ministri. Fino ad adesso non si è ventilato».

L'opposizione, intanto, non si placa. Il Pd annuncia che porterà «il provvedimento davanti agli organismi di controllo europei» e sottoporrà «la questione nella prossima sessione di lavoro del Parlamento europeo». L'Italia dei valori, per bocca di Massimo Donadi, sottoscrive e si dice «pronta a tutto per difendere la democrazia ed evitare che il ddl diventi legge: sarebbe un colpo letale per le regole democratiche, un aiuto alle mafie e l'ultimo mattone per la costruzione di un fascismo mediatico».
Il leader dei centristi Pier Ferdinando Casini, infine, si rivolge direttamente alla maggioranza: «Fermatevi perché sarebbe un grande errore, perché nessuno pensa che fate questo ddl per tutelare la privacy ma per coprire il malaffare. E questo non è nelle vostre intenzioni, spero».