12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Elezioni regionali

La Lega tenta il sorpasso al Nord

Il ledader Bossi lancia la sfida: «Siamo fedeli a Berlusconi ma la stabilità del Governo dipende da noi»

ROMA - Chissà se Corrado Guzzanti aveva pensato a questo, quando nella sua imitazione di Umberto Bossi lo aveva immaginato nei panni del Vittorio Gassman del «Sorpasso». Ma alle Regionali del 2010 è proprio il 'sorpasso' leghista il film che potrebbe andare in onda. Il leader del Carroccio ha ufficialmente lanciato la sfida al Pdl: la Lega vuole diventare il primo partito del Nord.

IL SORPASSO - Per Bossi la partita in Veneto «è vinta in partenza, la sfida in Piemonte «la vincerà Cota». Ma soprattutto «è logico» che la Lega diventi il primo partito del Nord. La posta in gioco, per la Lega, non è solo la vittoria della propria portabandiera: in ballo c'è la leadership nel Settentrione, con il sorpasso ai danni del Pdl sognato dai leghisti di Lombardia e Veneto. «Non cambierà nulla nei rapporti con l'amico Berlusconi», assicura il leader, ma la supremazia nel Nord - con le conseguenze che ne deriveranno - è il vero obiettivo del Carroccio. Stringere il governatore lombardo Roberto Formigoni nella morsa di Piemonte e Veneto colorati di verde, e sfondare la linea del Po consolidando i risultati, già incoraggianti alle Politiche, nelle 'Regioni rosse'.

FORZA «STABILIZZATRICE» - Bossi rassicura Berlusconi, giura che anche in caso di exploit leghista non cambieranno gli equilibri interni al Governo e alla maggioranza, si spinge perfino a dire che lo stesso Berlusconi auspica il sorpasso della Lega, forza «stabilizzatrice» delle spinte romane. Insomma, promette al premier che l'asse reggerà ancora, e proprio in questo modo avverte Berlusconi che la stabilità del Governo passa solo attraverso la Lega. Un primo prezzo da pagare, lo individua lo stesso leader leghista: la scontata vittoria di Luca Zaia in Veneto non comporterà per il Carroccio alcuna rinuncia nel Governo: «L'Agricoltura è della Lega».

FEDERALISMO - Ma soprattutto, sull'onda dell'auspicato successo alle Regionali, Bossi punta a condizionare l'agenda delle riforme: il federalismo fiscale da attuare; quello istituzionale da completare come pedaggio da pagare per arrivare al presidenzialismo voluto da Berlusconi; e una riforma della giustizia meno 'aggressiva' di quella immaginata dal premier: «Alcune cose vanno smorzate».