Digiuni e penitenze hanno senso solo se cuore è sincero
L'avvertimento del Papa. La cerimonia delle Ceneri all'Aventino per l'avvio della Quaresima
ROMA - Digiuni e penitenze, pratiche che da sempre caratterizzano la vita dei cristiani, non devono diventare vuoti rituali e atti puramente esteriori. E' l'avvertimento del Papa che, aprendo la Quaresima con la tradizionale processione sul colle Aventino, a Roma, ha sottolineato che anche i «cuori» devono essere «sinceramente pentiti».
«I 'digiuni', i 'pianti', i 'lamenti' - ha detto Ratzinger citando il Vangelo - ed ogni espressione penitenziale hanno valore agli occhi di Dio solo se sono segno di cuori sinceramente pentiti. Anche il Vangelo, tratto dal 'discorso della montagna', insiste sull'esigenza di praticare la propria giustizia - elemosina, preghiera, digiuno - non davanti agli uomini, ma solo agli occhi di Dio, che 'vede nel segreto'. La vera 'ricompensa' non è l'ammirazione degli altri, ma l'amicizia con Dio e la grazia che ne deriva, una grazia che dona pace e forza di compiere il bene, di amare anche chi non lo merita, di perdonare chi ci ha offeso», ha detto Benedetto XVI.
Le penitenze caratterizzano la Quaresima, il periodo che per i cristiani inizia oggi, mercoledì delle ceneri, e si conclude dopo quaranta giorni a Pasqua (4 aprile). Come ogni anno, Benedetto XVI ha presieduto un momento di preghiera nella chiesa di sant'Anselmo all'Aventino, a partire dalle 16.30, e si è poi trasferito in processione nella basilica di santa Sabina. Qui ha celebrato una messa che si è conclusa con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri, che simbolicamente rappresentano la caducità della condizione umana.
«Cari fratelli e sorelle - ha detto Ratzinger nell'omelia - anche ai nostri giorni l'umanità ha bisogno di sperare in un mondo più giusto, di credere che esso sia possibile, malgrado le delusioni che vengono dalle esperienze quotidiane. Iniziando una nuova Quaresima, un nuovo cammino di rinnovamento spirituale, la Chiesa indica la conversione personale e comunitaria quale unica via non illusoria per formare società più giuste, dove tutti possano avere il necessario per vivere secondo la dignità umana».
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