13 giugno 2024
Aggiornato 09:00
Religione & Società

Il Papa difende gli immigrati

«Vanno rispettati, basta violenze». Il Pontefice battezza 14 bimbi nella Sistina: «siamo tutti fratelli»

CITTÀ DEL VATICANO - Gli immigrati e i fatti di Rosarno, i cristiani perseguitati in ogni angolo della terra, le famiglie e i bambini di tutto il mondo. Ci sono loro nei pensieri e nelle preoccupazioni di Papa Benedetto XVI che questa mattina, nella Cappella Sistina, ha battezzato 14 neonati, prima di recitare l'Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico di piazza San Pietro.

E' dal suo studio in Vaticano che si fa forte l'appello al rispetto di ogni persona umana. «Un immigrato - ha detto - è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell'ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell'ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema - ha aggiunto Benedetto XVI al termine dell'Angelus - è anzitutto umano!». Da qui l'invito a «guardare il volto dell'altro e a scoprire che egli ha un'anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me».

Non manca una condanna alle gravi violenze in Egitto contro i cristiani, dove recentemente sono stati attaccati gli ortodossi copti. «La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi - ha detto - ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno - lo ribadisco - alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio - ha aggiunto - né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili».

La giornata di Papa Ratzinger era iniziata con la celebrazione nella Sistina, e il battesimo impartito a 14 bimbi, sette maschietti e sette femminucce, tutti figli di dipendenti vaticani. Il rito è stato officiato con utilizzazione dell'altare all'antica: in alcuni momenti della messa, dunque, il Papa ha presieduto la messa rivolgendosi alla Croce e quindi dando le spalle ai fedeli.

Durante l'omelia, l'avvertimento del Pontefice è eloquente: il nostro mondo «brancola spesso nelle tenebre del dubbio». Occorre riscoprire la «luce del Vangelo che è vita e speranza. Anche ai nostri giorni la fede è un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare». Accompagnato da un appello: «Non si può aspirare a un mondo nuovo rimanendo immersi nell'egoismo e nelle abitudini legate al peccato». Durante la celebrazione non è mancato un pensiero anche alla famiglia, «chiesa domestica, consacrata dal sacramento del matrimonio».

Prima dell'Angelus, il Papa si era già soffermato sul tema della fratellanza. «La fraternità non si può stabilire mediante un'ideologia - aveva detto - tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Ci si riconosce fratelli a partire dall'umile ma profonda consapevolezza del proprio essere figli dell'unico Padre celeste».

Domani sarà un'altra giornata importante per l'agenda vaticana. Il Papa riceverà, infatti, i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, generalmente occasione per fare il punto sulle relazioni diplomatiche in tutto il mondo, e sui focolai di violenza in ogni angolo della terra.