15 luglio 2020
Aggiornato 07:30
Religione & Società

Il Papa difende gli immigrati: esseri umani da rispettare

L'Angelus del Ponteficie:«la violenza non risolve nulla. Siamo tutti fratelli, figli dell'unico Padre»

CITTÀ DEL VATICANO - Monito di Papa Benedetto XVI sul tema dell'immigrazione e sui fatti di Rosarno. «Ogni migrato è un essere umano. Occorre rispettarli, così come vanno rispettati i diritti e doveri di tutti», ha ammonito il Papa parlando dal balcone del palazzo apostolico alla folla raccolta in piazza san Pietro per l'Angelus domenicale. E ancora: «La violenza non sia mai, per nessuno, la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto è umano. Invito a guardare il volto dell'altro, e ha scoprire che egli ha un animo, una storia e che Dio lo ama, come ama me».

«Due fatti hanno attirato in modo particolare la mia attenzione in questi ultimi giorni - ha detto il Pontefice dopo l'Angelus in piazza San Pietro - in primo luogo il caso della condizione dei migranti che cercano una condizione migliore in paesi che hanno bisogno e le situazioni conflittuali in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetti di attacchi spesso anche violenti. Bisogna ripartire dal cuore del problema - ha aggiunto Benedetto XVI - ogni migrato è un essere umano, differente da cultura, religione e storia, ma pur sempre una persona da rispettare, con diritti-doveri da rispettare. È facile la tentazione dello sfruttamento».

Sul tema della fratellanza fra gli uomini, Benedetto XVI ha insistito anche questa mattina in occasione della celebrazione nella cappella Sistina del Battesimo per 14 bambini figli di dipendenti vaticani, amministrati da Papa Ratzinger secondo la liturgia più antica, con una parte della funzione svolta spalle ai fedeli. «Ci si riconosce fratelli a partire dall'umile ma profonda consapevolezza del proprio essere tutti - ha detto il Papa - figli dell'unico Padre celeste. La fraternità non si può stabilire mediante un'ideologia, tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Come cristiani abbiamo in sorte il dono e l'impegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come 'lievito' di un'umanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza».

Ed è appunto con il Battesimo che «l'uomo diventa realmente figlio: figlio di Dio». Perchè «da allora il fine della sua esistenza consiste nel raggiungere in modo libero e consapevole ciò che fin dall'inizio ha ricevuto in dono».