12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Religione & Società

I Magi erano scienziati capaci di accettare le Profezie Divine

«Lungi dal ritenersi autosufficienti era aperti alle rivelazioni»

CITTÀ DEL VATICANO - I re magi erano «uomini di scienza in un senso ampio», caratterizzati da «unità tra intelligenza e fede» e capaci di ascoltare e accogliere le «profezie» di origine divina: è il ritratto che ne fa il Papa in occasione dell'Angelus dell'Epifania.

I Magi, ha detto Benedetto XVI affacciato alla finestra del suo studio su piazza San Pietro, «erano dei sapienti, che scrutavano gli astri e conoscevano la storia dei popoli. Erano uomini di scienza in un senso ampio, che osservavano il cosmo ritenendolo quasi un grande libro pieno di segni e di messaggi divini per l'uomo. Il loro sapere, pertanto, lungi dal ritenersi autosufficiente, era aperto ad ulteriori rivelazioni ed appelli divini. Infatti, non si vergognano di chiedere istruzioni ai capi religiosi dei Giudei. Avrebbero potuto dire: facciamo da soli, non abbiamo bisogno di nessuno, evitando, secondo la nostra mentalità odierna, ogni contaminazione tra la scienza e la Parola di Dio.

Invece i Magi ascoltano le profezie e le accolgono; e, appena si rimettono in cammino verso Betlemme, vedono nuovamente la stella, quasi a conferma di una perfetta armonia tra la ricerca umana e la verità divina, un'armonia che riempì di gioia i loro cuori di autentici sapienti».
Di fronte a Gesù, «avrebbero potuto rimanere delusi, anzi, scandalizzati. Invece, da veri sapienti, sono aperti al mistero che si manifesta in maniera sorprendente; e con i loro doni simbolici dimostrano di riconoscere in Gesù il re e il figlio di Dio», ha detto Ratzinger.