17 luglio 2019
Aggiornato 08:00
Emergenza carceri

Detenuti in protesta a Genova, Lucca e Pescara

A Marassi ennesimo tentativo di suicidio. Il Sappe chiede un incontro urgente al Ministro Alfano

ROMA - Detenuti in protesta contro il sovraffollamento nelle carceri e il Sappe chiede un incontro urgente con il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Oggi tre gli episodi, a Genova, Lucca e Pescara. A Genova, al Marassi, si è registrato l'ennesimo tentativo di suicidio di un detenuti, un segnale di protesta contro «le critiche condizioni detentive».

GENOVA - Alle 23.50 di ieri un detenuto magrebino, trentenne, rinchiuso nel circuito Alta Sicurezza del carcere di Genova Marassi, è stato salvato in extremis dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Il detenuto ha tentato di suicidarsi: il personale in servizio è stato allertato dall'odore di gas che li ha guidati fino alla cella dove il detenuto era riverso a terra con una busta di plastica che gli avvolgeva il capo e al cui interno confluiva il gas di una comune bomboletta per fornellino.

LUCCA - A Lucca per circa un'ora ieri sera i detenuti hanno battuto le suppellettili contro inferriate e porte, per richiamare l'attenzione dell'amministrazione penitenziaria sul problema del sovraffollamento. Il carcere di Lucca ha una capienza regolamentare di 82 posti e ospita più di 200 detenuti, inoltre mancano 40 agenti rispetto all'organico previsto. Infine, anche a Pescara i detenuti oggi hanno protestato contro il sovraffollamento carcerario, battendo uppellettili contro le inferriate gridando e protestando contro il sovraffollamento della struttura.

IL SAPPE CHIEDE INCONTRO AD ALFANO - A denunciare le tre situazioni critiche è stato il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, il cui segretario nazionale Donato Capece ha chiesto un incontro urgente con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano «per alcune proposte da inserire possibilmente nella stesura finale dell'annunciato Piano Carceri, il cui esame è dato per imminente al Consiglio dei Ministri». In una nota Capece ricorda come la situazione nelle carceri italiane sia «sempre più incandescente, con quasi 66mila detenuti a fronte dei 42mila posti regolamentari, e gli agenti costretti a turni pesanti in termini di stress e sicurezza. Per questo diciamo al ministro: incontriamoci per trovare soluzioni condivise».

Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l'anno, dei quali un terzo circa per suicidio (1.005 casi accertati, dal 1990 ad oggi), un terzo per cause immediatamente riconosciute come «naturali», e il restante terzo per «cause da accertare», che indicano tutti i casi nei quali viene aperta un'inchiesta giudiziaria.