20 gennaio 2021
Aggiornato 23:00
Delitto di Garlasco

La simulazione della camminata di Stasi chiude l'esame delle perizie

Relazione integrata dallo studio di parte civile sulle tracce sui gradini

VIGEVANO - E' altamente improbabile, ma non del tutto impossibile che Alberto Stasi, l'unico imputato, non abbia calpestato macchie di sangue nel momento in cui, secondo il suo racconto, entrò in casa Poggi il 13 agosto 2007 a Garlasco e trovò Chiara morta. «Uno zero non è detto che sia assoluto» ha detto oggi durante una pausa del processo Nello Balossino, esperto di elaborazioni di immagini dell'università di Torino. Durante una precedente udienza aveva infatti stabilito che ci sono zero possibilità su 75mila che l'ex bocconiano evitasse le tracce ematiche uscendo dalla casa e una su 41mila in entrata. Possibilità che aumentano mano a mano che si escludono dal campo le macchie di sangue più piccole, fino a 16 millimetri, perchè seccano più in fretta.

Una relazione, quella di Balossino, che non è certo a favore di Stasi, ma anzi è quella tra le quattro perizie chieste dal gup lo scorso 30 aprile che più di tutte è coerente con la tesi dell'accusa. Il suo lavoro è stato però messo comunque in discussione oggi da pm rappresentanti della parte civile. La simulazione della camminata fatta dallo stesso Stasi all'istituto don Gnocchi di Milano, a loro parere, è innaturale e quindi poco attendibile. Lo studio poi non considera il passaggio che Stasi ha detto di avere fatto su due gradini, molto sporchi di sangue, che portano al punto in cui fu trovato il cadavere di Chiara. Una lacuna che Vittorio Barili, consulente tecnico della famiglia Poggi, ha tentato di colmare oggi con il deposito di una memoria illustrata in aula anche con l'ausilio di un filmato.

Ammesso anche che su quei gradini il sangue fosse già secco nel momento del passaggio di Stasi, è il suo ragionamento, la torsione della scarpa e la pressione maggiore impressa dal piede da una persona quando sale o scende da quelle scale rispetto a quando cammina in piano avrebbe dovuto frantumare le tracce ematiche, trovate invece intonse. A maggior ragione, in caso di sangue ancora fluido, l'orma delle scarpe Lacoste di Stasi sarebbe dovuta essere evidente. Una relazione che induce a ritenere, come sostiene la Procura, che Stasi abbia in realtà solo finto di trovare Chiara cadavere dopo averla uccisa ed essersi liberato delle scarpe. Rimane infine il mistero dell'impronta diversa da tutte le altre, di dimensioni più piccole, che Balossino ha trovato vicino al cadavere di Chiara, ma non è riuscito a attribuirla. Finito oggi l'esame delle perizie, il processo riprenderà il 10 dicembre con la requisitoria dell'accusa, poi parleranno le parti e infine il 17 dicembre inizierà la camera di consiglio per la sentenza.