22 luglio 2019
Aggiornato 01:00
Emergenza carceri

Sappe: «Rischio fondamentalismo islamico nelle carceri»

«Il 40% dei detenuti sono extracomunitari con un elevato numero di religione islamica»

ROMA - Anche in carcere c'è il rischio di diffusione del fondamentalismo islamico: «l'inasprimento delle tensioni in Afghanistan potrebbe avere risvolti inquietanti anche all'interno delle carceri italiane, sia per l'altissimo sovraffollamento delle celle e per l'elevato numero di detenuti stranieri che per la presenza nei nostri penitenziari di un elevato numero di detenuti di religione islamica». Lo afferma il segretario generale del Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe).

RISCHIO PROSELITISMO - «La cella potrebbe diventare il luogo in cui, sempre più spesso, - aggiunge Capece - piccoli criminali vengono tentati da membri di organizzazione terroristiche detenuti. Del resto, già nel nostro recente passato le Brigate Rosse avevano inteso le carceri quali luoghi di lotta e proselitismo».

ACCORDI CON I PAESI D'ORIGINE - Secondo il Sappe il governo deve «incrementare il grado di attuazione della norma che prevede l'applicazione della misura alternativa dell'espulsione per i detenuti stranieri i quali debbano scontare una pena, anche residua, inferiore ai due anni; potere che la legge affida alla magistratura di sorveglianza» e «si devono avviare subito le trattative con i Paesi esteri da cui provengono i detenuti - a partire da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria, Albania, Nigeria - affinchè scontino la pena nei Paesi d'origine.

SONO IL 40% DEI DETENUTI - «I nostri istituti di pena - sottolinea Capece - ospitano oggi una popolazione detenuta di origine extracomunitaria estremamente vasta, variegata, rabbiosa e soprattutto sconosciuta: il 40% degli oltre 65mila detenuti presenti, percentuale che in alcuni istituti del Nord arriva addirittura a raggiungere l'80% dei presenti. Di pochi detenuti conosciamo i reali collegamenti con l'esterno: non solo, ma questi soggetti fanno della comune situazione di detenzione un valido strumento di predicazione verso i soggetti più deboli e diseredati ristretti con loro».