31 marzo 2020
Aggiornato 18:00
La segreteria di Bersani apre nuovi scenari nel confronto maggioranza-opposizione

Berlusconi-D’Alema: il ritorno del duetto

La Riforma dell’Università prima prova per verificare l’effettiva volontà di cambiamento

Rivedremo il duetto Berlusconi - D’Alema? La candidatura di Massimo d’Alema al dicastero degli esteri europeo e l’appoggio di Palazzo Chigi per la sua ascesa a Bruxelles hanno riaperto uno scenario che periodicamente si ripropone dai tempi della Bicamerale in poi.
A Palazzo Grazioli nessuno ha mai fatto mistero di ritenere D’Alema come l’interlocutore più affidabile sul versante dell’opposizione. Inoltre l’avvento di Pierluigi Bersani al vertice del Pd impone al partito dell’opposizione un cambio di marcia rispetto al passato e il nuovo leader ha tutte le caratteristiche per essere l’uomo giusto nel caso si volesse aprire un dialogo con Berlusconi.
Inoltre il premier deve portare a casa abbastanza in fretta alcuni risultati, a partire dalla riforma della giustizia, la cui realizzazione sarebbe certamente accelerata, ove fosse condivisa con i banchi dell’opposizione.

Insomma le condizioni per una diversa interpretazione dei rispettivi ruoli ci sono. E se proprio si volesse guardare anche ai segnali più impercettibili per capire da che parte sta spirando il vento, acquisterebbe significato anche il commento di Bersani alla sortita di Berlusconi in cui ha annunciato che intende restare al suo posto anche in caso di condanna al processo di Milano: «che sensibilità» , è stata la battuta del segretario del Pd, confermando ancora una volta di preferire la punta di fioretto dell’ironia ai colpi della scure.
Un diverso modo di intendere i rapporti fra maggioranza e opposizione è invocato inoltre da tempo anche e soprattutto dal Presidente della Repubblica.
Ora si tratta di vedere quale potrebbero il terreno sul quale giocare la nuova partita.

RIFORME - La parola chiave di ogni possibile dialogo finora è stata «riforme». Il Paese, su questo convengono tutti, ha bisogno di riforme. Il problema è che dietro questa formula si può intendere tutto e il contrario di tutto. Ed è per questo che finora non si è arrivati a nessun risultato.
Forse varrebbe la pena, nell’interesse dell’Italia, e delle stesse riforme, che si cambiasse etichetta. Basterebbe, per esempio dire, che la condivisione dovrebbe passare attraverso i fili della modernizzazione, visto che il Paese ha bisogno soprattutto di questo.
Anche il concetto di modernizzazione può essere attraversato da opposti modi di intenderla, ma la differenza sta nel fatto che il perseguimento di questo scopo impone di confrontarsi con il resto del mondo.
Mentre nel concetto di riforma c’è un universo indefinito, in quello di modernizzazione c’è il punto fermo di un prima e di un dopo. Potrebbe essere concepito l’obiettivo di modernizzare un Paese senza andare a vedere che cosa si è fatto in proposito negli altri paesi? O l’Italia può continuare a considerarsi una anomalia rispetto ai suoi stessi vicini, oltre che alleati?
E’ possibile inseguire la modernizzazione senza fornire al Paese quella autostrada veloce che si chiama Banda Larga? Senza permettere ai cittadini di dialogare con l’Amministrazione Pubblica attraverso un computer? Senza infrastrutture veloci? Senza un’ educazione digitale nelle scuole? Senza un sistema bancario efficiente? Senza una cultura meritocratica?
Non è detto poi, che la strada della modernizzazione non debba incrociare quella delle riforme.

UNIVERSITÀ - Ce né una bella e pronta per sperimentare questa sinergia fra regole e modernizzazione: è la riforma dell’Università che sta portando avanti il ministro Mariastella Gelmini. Sono cambiamenti, quelli proposti dalla Gelmini, sacrosanti, a partire dalla valutazione dell’operato degli atenei.
Ecco, dunque, un terreno dove il dialogo fra maggioranza e posizione potrebbe fare i sui primi passi senza cedimenti o rinunce che mettano a repentaglio il Dna di nessuno, a patto che il Dna di tutti sia il bene comune.

GIUSTIZIA - Anche la giustizia, tanto per venire ai temi caldi, ha un bisogno estremo di modernizzazione. Ha bisogno di personale, di tecnologie, di investimenti. Ha bisogno che una causa civile non duri dieci anni e che gli stupratori, i ladri, i banditi non si sentano impunibili e se ne vadano a passeggiare sotto le finestre delle loro vittime.
Se tutto questo è il bagaglio che maggioranza e opposizione portano con loro in una eventuale marcia di avvicinamento, ben venga il ritorno del duetto. Altrimenti non si meraviglino se la loro strada sarà lastricata dall’ accusa di essere l’eterna riproposta dell’inciucio.

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