16 ottobre 2021
Aggiornato 19:30
Delitto di Garlasco

Omicidio Poggi: verso processo tra perizie e pressing mediatico

In attesa di altre tre consulenze, Garlasco torna in prima pagina

PAVIA - La ripresa del processo per l'omicidio di Chiara Poggi si avvicina tra la battaglia di perizie in cui sono coinvolti oltre venti consulenti e la ripresa del pressing mediatico.
Se la difesa dell'imputato Alberto Stasi ha mostrato, seppur con prudenza, una certa soddisfazione per le conclusioni della perizia depositata ieri dai consulenti Lorenzo Varetto, Fabrizio Bison e Carlo Robino, ieri la parte civile ha lamentato al contrario una certa chiusura da parte degli esperti dell'Università di Torino ad ascoltare i propri periti di parte prima di stendere e consegnare la propria relazione al giudice. Si tratta di piccole schermaglie tra esperti di fama, prevedibili contrasti tra i legali delle parti in causa in vista del processo con rito abbreviato che riprenderà tra una quindicina di giorni al tribunale di Vigevano e che entro la fine dell'anno potrebbe arrivare a sentenza. Tensioni destinate a crescere mano a mano che si avvicinerà il giudizio.

In merito alla seconda perizia super partes, delle quattro disposte dal Gup Stefano Vitelli, che dovrebbe essere depositata nel pomeriggio di domani ed è dedicata all'analisi chimico-strutturale delle suole del paio di «Lacoste» indossate da Stasi il 13 agosto 2007, l'avvocato Giulio Colli, legale dell'imputato, oggi ha affermato che si aspetta «sia compatibile con il risultato a cui sono giunti Varetto e i suoi colleghi, perché sarebbe assurdo che ci fosse un contrasto». Ma non è detto e dunque bisogna aspettare, per sapere se anche per il nuovo consulente le suole potevano essere pulite perché il sangue schizzato sul pavimento della villetta di via Pascoli a Garlasco si era già seccato ed eventuali tracce ematiche che potrebbero essere rimaste sotto le sneakers dell'imputato si sarebbero eventualmente disperse sull'erba del prato bagnato.

Sarebbe la conferma che infliggerebbe un colpo durissimo all'opinione pubblica colpevolista che aveva individuato nel «biondino degli occhi di ghiaccio» il killer perfetto, spietato e sfuggente, smascherato insieme con la sceneggiata inscenata a preludio di un delitto perfetto.

Ma un effetto ancor più forte, la superperizia del medico legale lo ha avuto sui mass media italiani che hanno rimesso il giallo di tre estati fa al centro della loro informazione, con il consueto corollario di dichiarazioni di criminologi ed esperti di ogni ordine e grado, in bilico tra ricostruzioni fedeli e ipotesi azzardate. Dopo due anni di indagini, lunghe, complesse e faticose, improvvisamente, l'unico imputato che fine a l'altro ieri veniva trattato come un killer senza scrupoli, come un (pedo)pornografo incallito, come un feticista deviato, di cui si è arrivato persino a sollevare il dubbio (totalmente false) dubbi su un'amicizia particolare con l'amico storico, improvvisamente potrebbe trasformarsi nella vittima di un'inchiesta a senso unico, un innocente trasformato in un mostro per aver avuto la sfortuna di rinvenire il cadavere massacrato della sua fidanzata.