30 agosto 2025
Aggiornato 05:00
EUROPEE

Berlusconi «incassa» ma rilancia: Io vado avanti

E intanto il Pdl ammicca a Udc su Regionali

ROMA - Il risultato del Pdl non era quello pronosticato alla vigilia, e alla fine nemmeno lo 'score' personale di preferenze contribuisce a sollevare il morale di Silvio Berlusconi rispetto all'esito di queste europee. Perché è vero che con oltre 2 milioni e 7 mila voti resta il 'preferito' degli italiani e che vince le 'sfide dirette' in tutte le cinque circoscrizioni, ma comunque non riesce a sfondare l'auspicato tetto dei 3 milioni.

Silvio Berlusconi, come da tradizione per la verità, all'indomani della consultazione per Strasburgo che ha assegnato al suo partito il 35,2% di voti e a spoglio delle amministrative ancora in corso, sceglie la via del silenzio. Nessuna dichiarazione, nessuna nota. Il Cavaliere è rimasto ad Arcore tutto il giorno e soltanto oggi tornerà a Roma dove nel pomeriggio sarà impegnato in alcuni appuntamenti istituzionali.

Ma il premier ha analizzato con i suoi l'esito del voto e dal suo punto di vista, il fattore primo che ha frenato il risultato del Pdl è stata la «campagna di diffamazione» che è stata attuata nei suoi confronti, a cominciare dal 'Casoriagate'. Certo, non solo. Sulla bilancia Berlusconi ci mette anche il caso Sicilia e le liti interne sull'Isola (non a caso nei prossimi giorni e in programma un incontro con il leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo), e dunque anche quell'astensionismo delle regioni del Sud che oggi tutti i colonelli hanno additato come causa principale del mancato traguardo del 40% di voti.

Come nel suo stile, comunque, il premier è deciso a presentarsi all'opinione pubblica mostrando il bicchiere mezzo pieno, puntando cioè sul fatto che il Pdl si conferma il partito più forte e che lo 'stacco' con il Pd è salito a nove punti. Inoltre gli esiti delle amministrative segnano dei punti a vantaggio della maggioranza, come la conquista della provincia di Napoli, il ballottaggio nella 'rossa' Firenze, oltre che nelle province di Milano e Torino.

Berlusconi si sarebbe comunque rammaricato di aver creduto a chi indicava il 40% come quota di voti alla portata del suo partito, fatto che ha prestato il fianco a chi oggi parla di sconfitta. Tuttavia ai suoi il premier ha ribadito l'intenzione di «non farsi fermare», di «andare avanti con l'azione di governo», insomma di mostrare i muscoli. Anche con gli alleati il presidente del Consiglio intende mettere i puntini sulle i, a cominciare dalla Lega, forte del suo 10 e passa percento. Non a caso oggi il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha dato sostegno alla linea del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha parlato di necessaria alleanza con l'Udc di Pierferdinando Casini alle prossime Regionali.

D'altra parte, tra i due partiti di maggioranza, in ballo ci sono le caselle Rai ancora da riempire e le candidature per le presidenze di Lombardia e soprattutto Veneto. Argomento di cui il premier avrebbe parlato ieri sera a cena con Umberto Bossi. Una partita in cui, inevitabilmente, potrebbero entrare anche due appuntamenti elettorali che si terranno lo stesso giorno: ballottaggi e referendum. Con la Lega che potrebbe decidere di far valere il proprio peso laddove al secondo turno saranno impegnati gli esponenti del partito del premier e, di contro, con il Pdl che potrebbe decidere di inaugurare una campagna a favore del sì al referendum, vero fumo negli occhi per l'alleato.