9 luglio 2020
Aggiornato 03:30

Omicidio via Poma: Pm chiede processo per Raniero Busco

Decisione conseguente al deposito degli atti

ROMA - Dopo 19 anni potrebbe esserci un processo per l'omicidio di via Poma. La procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, la ragazza che venne uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del '90, negli uffici degli ostelli della gioventù dove lavorava alcuni pomeriggi della settimana.

Nei confronti di Busco, nelle scorse settimane erano stati depositati gli atti e chiuse le indagini. Nell'atto il pm Ilaria Calò e il procuratore capo Giovanni Ferrara ipotizzano a carico di Busco il reato di omicidio volontario. Il provvedimento non è stato ancora notificato alla difesa. L'avvocato Paolo Loria ha spiegato: «Non ho avuto notizie nè ufficiali nè ufficiose rispetto alle determinazioni della Procura della Repubblica».

A sostegno dell'accusa, c'è l'ultima consulenza tecnica affidata a due dentisti e due medici legali che ha stabilito una compatibilità tra l'arcata dentaria dell'indagato e l'impronta di un morso rinvenuto sul cadavere, sul seno sinistro. L'ulteriore accertamento era stato disposto in seguito agli accertamenti del dna compiuti dal Ris, su una traccia di saliva rilevata sul corpetto che indossava Simonetta e risultata appartenere all'ex fidanzato.

Un elemento, quest'ultimo, importante, ma non decisivo - anche secondo il difensore, l'avvocato Paolo Loria - perché non collocabile temporalmente sulla scena del delitto. «I due ragazzi, infatti, si erano visti il giorno prima dell'omicidio, come ha raccontato a suo tempo alla polizia lo stesso mio assistito». Quanto alla macchia di sangue rinvenuta sulla porta dell'ufficio di via Poma, gli esperti nominati dall'ufficio dell'accusa non sono riusciti né ad escludere né a confermare la presenza di materiale genetico riconducibile a Busco.