23 aprile 2024
Aggiornato 01:00
Immigrazione

Bagnasco: «Diritti-dignità persona criteri fondamentali»

«Sono valori incomprimibili e dirimenti»

Città del Vaticano - «Il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili» è il «criterio fondamentale» con cui affrontare il problema del respingimento degli immigrati. A dirlo è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che questo pomeriggio - aprendo la 59esima Assemblea generale dei vescovi italiani - ha affrontato anche il tema dell'immigrazione, della sicurezza e del respingimento.

Di fronte ai recenti episodi del respingimento di immigrati in mare, «se la sovrapposizione con la campagna elettorale non ha sempre assicurato l'obiettività necessaria ad un utile confronto, non può sfuggire il criterio fondamentale con cui valutare questi episodi, al di là delle contingenze legate allo spirito polemico o alla stagione politica. Ossia il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili», afferma Bagnasco. «Accanto a questo valore dirimente - dice - ce ne sono altri, come la legalità, l'affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilità d'accoglienza dei singoli Paesi, o magari solo per arricchirsi culturalmente».

Ecco le due risposte offerte dal presidente dei vescovi. «La via della cooperazione internazionale deve diventare un caposaldo trasversale della politica italiana ed anche europea - spiega - una scelta oculatamente perseguita e dunque anche impegnativa sul fronte delle risorse. Non c'è chi non veda, infatti, che solo migliorando le condizioni economiche e sociali dei Paesi di origine dei nostri immigrati si può togliere al fenomeno migratorio la propria carica dirompente. Ed è un motivo in più questo perché l'Italia si attivi molto nella riformulazione di quei più giusti meccanismi di governo dell'economia mondiale di cui prima parlavamo». «L'altra domanda - prosegue - cosa facciamo per assicurare un'effettiva integrazione agli immigrati che giungono nelle nostre città? Conta ovviamente il posto di lavoro e una dimora minimamente dignitosa, ma tutto ciò - anche quando è assicurato - non basta. Bisogna evitare infatti il formarsi di enclave etniche - spiega ancora Bagnasco - perché così non solo si scongiurano micro-conflitti diffusi sul territorio, ma si modifica la percezione che non di rado i connazionali hanno circa la presenza di stranieri. Il territorio in senso antropologico è salvaguardato quando c'è, insieme ad un fondamentale rispetto, un coinvolgimento orizzontale che provoca l'incontro tra famiglie di provenienza diversa, un'osmosi delle loro esperienze, e uno scambio di forme culturali nel rispetto delle leggi da parte di tutti. Guai a sottovalutare i segnali di allarme che qua e là si sono registrati nel nostro Paese. L'immigrazione è una realtà magmatica: se non la si governa, si finisce per subirla. E la risposta - conclude - non può essere solamente di ordine pubblico, anche se è necessario mettere in chiaro diritti e doveri, senza prevedere sconti in nome di un malinteso multiculturalismo che in realtà è solo una giustapposizione tra etnie che non dialogano. Bisogna che scattino invece i meccanismi di una convivenza che, a partire dall'identità secolare del nostro popolo, si costruisce non in base a moduli autoreferenziali e oppositivi, ma, con passo aperto e dinamico, diventa capace di incontrare altre identità, di contagiarsi positivamente secondo modelli interculturali, pur senza cedere ad una logica relativistica e priva di riferimenti marcati».