18 giugno 2021
Aggiornato 16:30
G8 Ambiente, biodiversità

Legambiente: Bene la Carta di Siracusa purché non rimanga una carta

«Servono impegni precisi e condivisi e più risorse per le aree protette italiane»

ROMA - «Accoppiare mutamento climatico e biodiversità, come fa questo G8 Ambiente, è un importante segnale della consapevolezza di come proprio la qualità della biodiversità presente in un territorio dia la misura dell’uso equilibrato delle risorse ambientali». Da Siracusa, Maurizio Gubbiotti, responsabile dipartimento internazionale di Legambiente, interviene così in occasione dell’odierna sessione di lavori dedicata al tema della biodiversità.

«Tra il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità il nesso è strettissimo – prosegue Gubbiotti – e sono urgenti interventi mirati sul primo fronte per evitare drammatiche conseguenze sul secondo. La perdita di biodiversità è una minaccia seria anche per gli esseri umani. Rilanciare il Countdown 2010, la strategia dell’International Union for Conservation of Nature per frenare la perdita di biodiversità, è doveroso ma per scongiurarne il fallimento, occorre non ripetere gli errori – dice il rappresentante di Legambiente -. Ben venga quindi la Carta di Siracusa, sottoposto dal nostro governo all’approvazione del G8, purché non rimanga solo una carta. Servono impegni precisi e condivisi, concreti e misurabili. Gli sforzi fatti finora dalla comunità mondiale non sono stati sufficienti, come dimostra purtroppo il progredire della perdita di biodiversità. La diversità dei viventi e la loro distribuzione cambiano e si adattano continuamente; importante però che questi cambiamenti non si traducano in perdite irreparabili».

Per Legambiente, a tutela della sopravvivenza delle specie, si devono sostenere e valorizzare le politiche di sistema, le reti ecologiche e il paesaggio, anche per combattere la desertificazione e il dissesto idrogeologico, finanziando adeguatamente le aree protette quali infrastrutture indispensabili alla conservazione della biodiversità. Le aree protette oggi garantiscono la tutela di acqua, aria, paesaggi, coste, beni culturali, mare, boschi e fauna d’Italia. E’ necessario che su questo fronte vengano incrementati gli investimenti, mentre in questi anni, al contrario, le risorse sono state decurtate sia in valori assoluti che relativamente all’estensione del territorio protetto. Si è passati così dai 62,5 milioni di euro per i 20 parchi nazionali del 2001 (53 euro per ettaro) agli attuali 53 milioni per 23 parchi (37 euro a ettaro protetto). E le previsioni della finanziaria per il 2009 parlano di circa 30 milioni di euro (22 euro per ettaro), mentre per il 2010 e 2011 si prevede una spesa di appena 19 milioni di euro (14 euro per ettaro). Tutto ciò senza considerare le pur auspicabili istituzioni di nuove aree protette.

Occorre coinvolgere le comunità locali e le popolazioni per far leva sull’inestimabile patrimonio di conoscenze, saperi e relazioni con l’ambiente naturale, essenziale per la tutela di habitat e specie. E’ necessario promuovere programmi pluriennali per incrementare i territori protetti e progetti speciali per la salvaguardia di specie a rischio di estinzione - un programma straordinario, ad esempio, per l’orso bruno marsicano - attraverso la mobilitazione di tutti gli attori interessati, istituzionali e non, impegnando risorse finanziarie adeguate e strategie condivise.
Il nostro è fra i Paesi più ricchi di biodiversità in Europa, con circa 57.000 specie animali (pari a un terzo di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee).

I fattori che portano a una riduzione della biodiversità sono numerosi: i disastri ecologici, l’inquinamento industriale, la deforestazione, la desertificazione, i cambiamenti di uso del suolo, l’introduzione di specie aliene vegetali e animali, la distruzione dell’habitat. Una delle minacce più forti per l’equilibrio delle specie è il riscaldamento globale, che si ripercuote soprattutto sulle acque dei mari, causando, per esempio, la tropicalizzazione del Mediterraneo.
Un ulteriore allarme legato all’aumento globale delle temperature è quello della desertificazione del pianeta, con risvolti sociali anche pesanti. Nel Sud del mondo, la crescente sterilità del suolo provoca esodi di massa che possono sfociare in tensioni etniche. Non indifferenti anche i risvolti sanitari, con l’aumento di malattie ed epidemie. Anche in Italia, la desertificazione minaccia il 30% circa del territorio nazionale, soprattutto nel meridione e nelle isole, dove, soprattutto nella stagione calda, sono maggiori i rischi di incendi, la rete idrica subisce fenomeni di malfunzionamento, l’economia locale è più legata alla produttività del suolo.