28 gennaio 2020
Aggiornato 11:30

Sisma Abruzzo, l'esperto: la normativa antisismica è confusa

«E alle Regioni mancano i fondi per realizzare gli interventi»

L'AQUILA - In Italia la normativa antisismica è confusa, figlia di un conflitto tra diverse istituzioni e della resistenza dei costruttori, per i quali ogni novità comporta un costo. Difficile è poi anche farla rispettare: anche dove si fanno i controlli non è semplice intervenire e spesso mancano le risorse. E' il quadro offerto da Alessandro De Stefano, professore di progettazione di strutture antisismiche al politecnico di Torino.

In Italia per anni, spiega De Stefano, «c'è stato un conflitto di competenze tra la Protezione civile e il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Si tratta di due filoni di generazione normativa che ha avuto un lungo conflitto, parzialmente risolto solo nel 2005». Ma rimane «una situazione strana, non si arriva mai a un consolidamento normativo». Quello che è successo negli ultimi anni, spiega, è che i provvedimenti sono stati elaborati, «pur se da professionisti competenti, senza coinvolgere molto i soggetti del settore. Il risultato è che le norme contengono errori o mancanze, perché non c'è stata una verifica ad ampio spettro». E così intervengono le dilazioni.

I costruttori, che non possono intervenire in fase di stesura della norma, chiedono un rinvio dell'applicazione, spesso attraverso gli ordini professionali, spiegando che non sono pronti a metterla in pratica. Negli ultimi anni si sono susseguiti molti provvedimenti. Un'ordinanza di protezione civile nel 2003, poi rivista nel 2005, poi rivista ancora nel 2008. Nel frattempo è intervenuto un decreto ministeriale. E tuttora l'applicazione delle novità del 2008 non è scattata. E il problema ulteriore, continua De Stefano, è che, una volta fatti i controlli, spetta agli enti locali, in primo luogo le Regioni, intervenire per rimettere a norma gli edifici. Ma spesso non hanno le risorse per farlo.

Insomma, spiega l'esperto, è difficile avere un territorio a prova di terremoto se la normativa antisismica non è chiara e uniforme. «Il nostro è un Paese così abituato ad affrontare l'emergenza - sottolinea - che siamo diventati bravissimi in questo, ma poi lo siamo meno nel fare la prevenzione». E' un po' fuorviante, però, spiega, dire, come fa il presidente della Commissione grandi rischi, Franco Barberi, che in California il terremoto di ieri notte in Abruzzo non avrebbe causato neanche un morto. «Ha ragione Barberi - spiega - ma il ragionamento va contestualizzato: la California, così come il Giappone, ha una sismicità molto più forte della nostra e da loro questo sisma sarebbe stato considerato medio-piccolo».

Senz'altro però da noi occorre una generale revisione in chiave antisismica degli edifici. Il piano casa del Governo, sottolinea De Stefano, potrebbe essere un'opportunità per farlo. Ma, spiega, questo strumento dovrebbe essere limitato alle periferie delle grandi città, «invase da un'edilizia di scarsissima qualità degli anni '50 e '60. Il mio timore è che un intervento generalizzato, invece, includendo anche centri storici e piccoli paesi, possa trasformarsi in un via libera all'abusivismo legalizzato».