28 gennaio 2020
Aggiornato 12:00

Berlusconi va a L'Aquila: lo Stato c'è, no a polemiche

Premier annulla viaggio a Mosca. «Bene soccorsi, è momento agire»

L'AQUILA - Primo atto, firma del decreto per dichiarare lo stato di emergenza. Poi, la decisione di annullare il viaggio a Mosca e volare nel 'cuore' della tragedia. Il terremoto che in piena notte ha colpito l'Abruzzo, causando un numero di morti e di feriti che ancora non si riesce a calcolare, spinge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a modificare la sua agenda. Niente trasferta in Russia, dove avrebbe dovuto guidare una delegazione di imprenditori.

Il premier decide di andare a L'Aquila per dimostrare che «lo Stato c'è», per testimoniare che la macchina dei soccorsi è stata tempestiva, per dichiarare che un evento del genere non era «scientificamente prevedibile» e quindi che «non è il momento delle discussioni, ma di reagire con i fatti e l'azione». La giornata del presidente del Consiglio comincia di buon'ora: il premier passa di telegiornale in telegiornale in una girandola di collegamenti telefonici. Ed è proprio via tubo catodico che annuncia la firma del decreto per dichiarare lo stato di emergenza e rivolge il primo invito alla popolazione a «evitare di mettersi in macchina per non intasare i soccorsi».

Silvio Berlusconi all'inizio sembra tentennare sull'ipotesi di annullare il viaggio in Russia, poi, 'saltando' nel giro di pochi istanti da un tg all'altro, annuncia: non vado a Mosca, mi recherò a L'Aquila. Nel frattempo gli attestati di solidarietà agli abruzzesi si moltiplicano: dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. Ministri e segretari annullano tutti gli impegni politici.

Arrivano le «condoglianze» da tutto il mondo, in primis dal presidente Usa Barack Obama. Anche l'opposizione garantisce sostegno al governo, Frabnceschini chiama il premier al telefono. Prima di atterrare sul suolo abruzzese, Silvio Berlusconi sorvola in elicottero tutta l'area interessata dalla tragedia. Poi si presenta in conferenza stampa: accanto a lui nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito c'è il commissario straordinario Guido Bertolaso, i ministri Roberto Maroni e Altero Matteoli, il presidente della Regione Gianni Chiodi e il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente. Il premier ci tiene subito garantire «che c'è stata una mobilitazione immediata» e che nel giro di 24 ore ci sarà «un numero record di soccorritori».

«Nessuno sarà lasciato solo» assicura il presidente del Consiglio, che poi stila l'elenco delle misure attuate o in corso d'opera: acqua fruibile, autostrade riaperte, ospedale evacuato. Quello che il premier non può fare è 'chiudere' il bilancio dei morti che aumentano di ora in ora, né quello dei feriti che «supera i 1.500». Poi rivolge l'invito agli sfollati a non rientrare nelle proprie case e a farsi ospitare da amici e parenti, se possibile. Altrimenti ci sono le tendopoli in costruzione. Il Consiglio dei ministri straordinario convocato in serata, spiega ancora Berlusconi, varerà «tutti gli stanziamenti economici necessari».

Ma c'è un punto a cui il premier tiene particolarmente: chiudere la polemica sulla prevedibilità o meno del terremoto. Polemica alimentata dalle dichiarazioni di qualche giorno fa dall'ingegnere Giampaolo Giuliani.«Non ci sono basi scientifiche» - dice il Cavaliere - per prevedere un evento come questo, e comunque ora «non è il momento di dare luogo a una discussione, ma di reagire con i fatti e l'azione». Il momento di discutere - spiega - verrà dopo.