20 ottobre 2019
Aggiornato 02:00

«Tutelare il testimone di giustizia senza costringerlo a farlo fuggire»

E' questo il nuovo approccio auspicato dal sottosegretario Mantovano che è intervenuto alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

ROMA - «Cresce la fascia di testimoni che, pur avendo i requisiti per entrare nel programma di protezione e trasferirsi di conseguenza in una località protetta, chiedono di restare nel luogo di residenza». Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, intervenendo alla cerimonia di apertura del primo Corso di formazione su 'La figura dell'operatore del Servizio centrale di protezione e Nucleo operativo di protezione nella gestione della popolazione protetta', presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia.

Questo nuovo approccio alla gestione dei testimoni di giustizia è auspicabile secondo Mantovano perchè «in zone ad alta densità criminale, il fatto che una persona onesta, dopo aver denunciato fatti gravi, rimanga a casa sua, è un segnale della volontà della Stato di tutelare il testimone senza essere costretto a farlo fuggire».

Il sottosegretario ha evidenziato anche che «mentre il trasferimento garantisce la sicurezza, la permanenza in loco esige una tutela chiara e visibile delle forze di polizia e ciò talvolta crea problemi perchè serve un numero consistenti di agenti che non sempre è agevole mettere a disposizione».