26 ottobre 2021
Aggiornato 01:30
Aula magna blindata del Tribunale di Vigevano

Omicidio Poggi, Udienza rinviata, 3 nuove perizie contro Stasi

La seconda puntata dell'udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio o meno dell'ex bocconiano è stata una nuova falsa partenza

VIGEVANO - Al già voluminoso dossier di accuse contro Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco, si sono aggiunte tre nuove consulenze accolte oggi dal gup, Stefano Vitelli: una dei carabinieri del Ris di Parma e altre due dei periti della famiglia Poggi. Tutti hanno rivendicato la correttezza delle loro precedenti conclusioni a fronte della corposa memoria depositata dalla difesa il 23 febbraio.

Per il resto la seconda puntata dell'udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio o meno dell'ex bocconiano è stata una nuova falsa partenza. Stessa aula magna blindata del Tribunale di Vigevano, stessa freddezza tra l'indagato e la famiglia di Chiara e stessa partita a colpi di perizie. Per parlare delle eccezioni preannunciate dalla difesa si dovrà invece aspettare il 13 e 17 marzo, giorni nei quali è stata fissata la ripresa dell'udienza. Stasi è arrivato in Tribunale intorno alle 9.45, preceduto di qualche minuto dai familiari di Chiara e dal gup, a bordo di un'auto con i vetri scuri insieme ai propri avvocati. Vestito con un giaccone blu, jeans e scarpe da ginnastica bianche, il 25enne ha portato con sè una voluminosa borsa 24 ore di pelle che al termine dell'udienza si è probabilmente appesantita delle nuove carte: quattro pagine scritte dal biologo-genetista della famiglia Poggi, Marzio Capra, nove pagine redatte dall'ingegnere Paolo Reale, incentrate sul personal computer di Stasi, e poche cartelle inviate dai militari del Ris. Al termine dell'udienza i genitori di Chiara sono andati al cimitero di Garlasco per ricordare la figlia e si sono chiusi nel silenzio.

La perizia dei Ris, presentata dal pm Rosa Muscio, ribadisce che le impronte digitali trovate sul portasapone di casa Poggi insieme al Dna della vittima sono proprio di Stasi. Stessa certezza anche sul fatto che il ragazzo non può aver scoperto il cadavere di Chiara senza sporcarsi le scarpe di sangue. Tesi già note, ma arricchite di grafici e ulteriori dati scientifici, che rafforzano le conclusioni di Marzio Capra, il biologo-genetista della famiglia Poggi, il quale a sua volta ha difeso dagli attacchi della difesa le proprie affermazioni precedenti: «E' assolutamente inaccettabile e scorretto - scrive nel proprio documento - il tentativo di invalidare i risultati delle analisi condotte sull'erogatore» di detergente liquido, anche perché durante le analisi c'è stato «il completo contraddittorio di tutte le parti».

Quanto ai dubbi sul Dna di Chiara trovato sul portasapone lo studioso sottolinea che è stato «rilevato nonostante la preventiva e necessaria esecuzione di parzialmente distruttivi trattamenti chimico-fisici per l'esaltazione delle impronte digitali». Il consulente spiega infine di avere fatto «un attento, critico e ponderato studio di tutte le fonti di prova» legate alla bicicletta di Stasi e esclude «al di là di ogni ragionevole dubbio» la possibilità che il responsabile del delitto abbia potuto lasciare la scena senza sporcarsi le scarpe. Stessa certezza anche da parte di Reale che ribadisce le proprie conclusioni sul pc portatile di Alberto: non c'è alibi, cioè la prova che lo studente stesse lavorando alla tesi nel momento del delitto. Stasi è indagato anche per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e anche questo procedimento è stato aggiornato al 13 marzo.