15 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Omicidio Politkovskaya

Giustizia per Anna Politkovskaja

Dopo la sentenza di assoluzione degli imputati, chiesta la riapertura delle indagini. Il caso passa alla procura russa

Non può concludersi con un «nulla di fatto» il processo per l’omicidio di Anna Politkovskaja, uccisa nell’ottobre 2006. La giornalista russa, acerrima nemica del Cremlino quando presidente era l'attuale premier Vladimir Putin, era famosa per le sue i sue inchieste-denunce sulle atrocità perpetrate dalle truppe federali durante la guerra in Cecenia, pubblicate attraverso il quotidiano per cui lavorava, «Novaya Gazeta».

Dopo l’assoluzione dei quattro imputati, arrivata nella giornata di ieri, un giudice russo ha chiesto la riapertura dell’inchiesta. La corte militare di Mosca restituirà al comitato investigativo presso la procura geerale il fascicolo d’inchiesta sul caso. «Dato che i giurati hanno deciso che i fratelli Makhmudov e Serghei Khadzhikurbanov non sono implicati in questo crimine, la vicenda deve essere ora rinviata al Comitato d'Inchiesta della Procura russa, con l'obiettivo di ritrovare le persone implicate nel delitto» ha dichiarato il giudice Evgeni Zubanov.

Ieri infatti, dopo oltre tre ore di camera di consiglio i dodici giurati avevano pronunciato una sentenza di assoluzione per Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l’organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato, fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov (un terzo fratello, Rustan, è ricercato all'estero come presunto killer), presunti «pedinatori» della giornalista. Il quarto imputato, l'ex colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov, era accusato di abuso d’ufficio ed estorsione, in particolare di aver fornito agli omicidi l’indirizzo della Politkovskaja.

Il verdetto non ha sorpreso nessuno, soprattutto la difesa, che da mesi denunciava le irregolarità dalle quali era stato caratterizzato il processo, soprattutto nella fase delle indagini preliminari e dell’acquisizione delle prove. L’avvocato della difesa, Anna Moshalenko, rileva e critica soprattutto l’incapacità da parte degli inquirenti di individuare il mandante e di portare sul banco degli imputati l’esecutore materiale del delitto». Anche il mondo del giornalismo accoglie con sdegno l’esito della vicenda giudiziaria. Il presidente dell’Unione dei giornalisti russi Vsevolod Bogdanov commenta: «E’ una vera vergogna. Che razza di investigazione era se i giurati hanno approvato all’unanimità? Di fatto, le forze dell’ordine sono incapaci di dire perché o chi è responsabile per l’uccisione di qualsiasi giornalista in Russia».

«Amarezza e sdegno», questo il commento di Pietro Marcenaro, presidente della commissione Diritti Umani del Senato. «Questo avviene proprio nel giorno - dichiara Marcenaro - in cui il Senato ha ratificato il trattato con la Federazione russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità. A quasi due anni e mezzo dal 7 ottobre del 2006, mandanti ed esecutori dell'assassinio Anna Politkovskaja rimangono impuniti. Sarebbe ora che, nonostante i forti interessi che legano l'Italia e la Russia, il governo italiano manifestasse alle autorità russe la preoccupazione del nostro paese per il ripetersi di crimini contro giornalisti e difensori dei diritti umani».

Iv.Gia