24 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Russia | Giustizia

Omicidio Politkovskaya, si conclude un'inchiesta infinita

Le cinque condanne - tra loro due ergastoli - comminate oggi sembrano il rimedio tardivo a una ferita grave nella storia della Russia moderna e della sua immagine riflessa all'esterno.

MOSCA - Sembra ormai lontanissimo quel maledetto 7 ottobre 2006, quando la reporter Anna Politkovskaya venne freddata nell'ascensore di casa sua. E dunque le cinque condanne - tra loro due ergastoli - comminate oggi sembrano il rimedio tardivo a una ferita grave nella storia della Russia moderna e della sua immagine riflessa all'esterno.

La Corte di Mosca ha condannato al carcere a vita Lom-Ali Gaitukayev e Rustam Makhmudov, colpevoli di aver architettato e perpetrato l'uccisione della giornalista. In base alla sentenza letta dal giudice Pavel Melekhin sono inoltre tutti colpevoli i principali indagati: i fratelli di Rustam, Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e l'ex poliziotto Sergei Khadzhikurbanov. La Corte ha deciso pene che vanno dai 12 anni in colonia penale all'ergastolo per i cinque colpevoli. E la fine di una lunga telenovela, dove ancora resta oscuro chi sia stato il vero mandante. Mentre la scelta della data per quell'omicidio premeditato, il 7 ottobre, subito apparve non casuale, trasformando il giorno del compleanno di Vladimir Putin in un'occasione di lutto e morte.

Politkovskaya, nata a New York e figlia di due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina di stanza all'ONU, reporter particolarmente critica sulla guerra in Cecenia e sulla gestione Putin, dopo essere stata uccisa è assurta a simbolo di quella libertà negata - secondo parte dell'opinione pubblica occidentale - da quando l'ex agente del Kgb e direttore dei servizi segreti russi è diventato il leader del Cremlino. In realtà un altro ex agente del Kgb, il magnate Aleksandr Lebedev, coproprietario di Novaya Gazeta, era il suo editore. E la storia dei reportage della Politkovskaya, e anche successivamente, con altre morti funeste come quella di un altro ex agente segreto Aleksandr Litvinenko, anche lui nemico di Putin, avvelenato in modo misterioso e morto dopo una lunga agonia, e ancora del magnate Boris Berezovskij, trovato impiccato lo scorso anno nel bagnio della sua tenuta fuori Londra. Una lunga scia di sangue apparentemente ininterrotta.