7 ottobre 2022
Aggiornato 00:30
«La sanità laziale va rinnovata, va organizzata ma va anche difesa»

«La nostra priorità deve essere la difesa della sanità laziale»

E’ quanto dichiarato dal capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini

«La sanità laziale va rinnovata, va organizzata ma va anche difesa». E’ quanto dichiarato dal capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini.
«In questi mesi – ha osservato Parroncini nel corso del suo intervento in Aula - il Governo ci ha chiesto una serie di sacrifici che abbiamo compiuto punto per punto fino ad arrivare oggi al riordino della rete ospedaliera regionale.

Oggi alza nuovamente la sua posta pretendendo di inserire nuovi balzelli che rischierebbero di far implodere un sistema sanitario già gravemente provato dal disastroso debito ereditato. Ci conteggia posti letto inferiori a quelli che ci spetterebbero in base ai dati Istat sui nostri residenti chiedendoci di anticipare i tagli che prevede di imporre con la finanziaria 2009. Ci chiede di bloccare i fondi per i rinnovi contrattuali di migliaia di lavoratori che hanno acquisito il diritto a quel riconoscimento. Tutto questo – ha proseguito il capogruppo PD - non ce lo possiamo permettere perché dobbiamo difendere la peculiarità del nostro territorio e la coesione sociale aggredita da misure pesanti ed impopolari. Tagliare le consulenze Asl, come annunciato dal Presidente Marrazzo, è una controproposta coraggiosa ed efficace, in grado di dare un contributo importante senza sfasciare il sistema.

La sanità che intendiamo costruire è una sanità moderna ed in grado di prevenire prima di curare, una sanità territoriale vicina al cittadino, organizzata sulla domanda e non sull’offerta e capace di coniugare il rigore ed il risparmio che ci vengono richiesti con il mantenimento della tenuta sociale e dei livelli essenziali di assistenza.

Il riordino della rete ospedaliera – ha concluso Parroncini – deve pertanto avvenire secondo un percorso condiviso e virtuoso dal quale nessuno può sentirsi chiamato fuori perché la sanità è un bene comune e tutti insieme siamo chiamati a difenderla con responsabilità e, soprattutto, senza le deprecabili strumentalizzazioni utilizzate nella vicenda dell’ospedale San Giacomo».