7 ottobre 2022
Aggiornato 01:00
Napolitano frena la Lega

«Gli immigrati sono forza per il Paese»

«L'immigrazione rappresenta un fattore di freschezza e forza per l'Italia. E un elemento sul quale il nostro Paese, la sua classe politica come l'opinione pubblica, deve prendere coscienza»

L'immigrazione rappresenta un fattore di «freschezza e forza» per l'Italia. E un elemento sul quale il nostro Paese, la sua classe politica come l'opinione pubblica, deve prendere coscienza, assieme alla consapevolezza che non si tratta di un fenomeno transitorio e che va regolato seguendo non l'emergenza ma un serio programma senza eccessive rigidità sui tempi di residenza per la concessione della cittadinanza, in un clima di apertura che faccia cadere tutti i vecchi pregiudizi. E' questa, secondo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che oggi al Quirinale ha ricevuto una rappresentanza di immigrati divenuti nuovi cittadini italiani, la via da percorrere.

Le parole del capo dello Stato arrivano proprio quando la Lega, soltanto il giorno prima, aveva proposto, in un emendamento presentato al disegno di legge sulla sicurezza ora all'esame al Senato, il blocco del flusso degli immigrati adducendo come giustificazione la pesante crisi economica di questi mesi. Dunque, dove il Carroccio vede un danno, Napolitano scorge un’opportunità.

Il presidente della Repubblica invita a «procedere con serietà» nell'affrontare il tema «evitando innesti frettolosi che si rivelerebbero artificiali e fragili. Vogliamo accogliere nuovi cittadini consapevoli, che siano riconosciuti e si affermino come tali. Ma il punto di partenza -avverte Napolitano- non può non essere una presa di coscienza collettiva del carattere non temporaneo che ha assunto il fenomeno dell'immigrazione in Italia e dunque della necessità di trarne le naturali conseguenti sul piano dello sviluppo delle politiche di integrazione, delle norme e delle prassi per il conferimento della cittadinanza. E' essenziale -afferma con forza il presidente- che a tale presa di coscienza giungano non solo le istituzioni ma l'intera collettività nazionale».

In tal senso, Napolitano auspica che «cadano vecchi pregiudizi. Occorre un clima di apertura e di apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani: lavoratori, studenti, ricercatori, imprenditori, sportivi, manager. E' in un simile clima - continua il capo dello Stato - che possono avere successo le politiche volte a stabilire le regole e a rendere possibile non solo la più feconda e pacifica convivenza con gli stranieri ma anche l'accoglimento di un numero crescente di nuovi cittadini». D'altro canto, resta comunque sempre valido «il principio di una netta distinzione tra immigrazione legale e illegale, nel senso di incentivare la prima pur sottoponendola a procedure che tengano conto di necessità effettive e di ragionevoli limiti; e di contrastare risolutamente la seconda in nome della legge e della sicurezza pur nel rispetto di elementari diritti umani che non possono conoscere barriere».

Per questo, il presidente della Repubblica esorta a «procedere con la massima serietà». «Non c'è dubbio - osserva - che per diventare italiani è necessaria una piena identificazione con i valori di storia e di lingua e con i principi giuridici e costituzionali che sono propri della nostra nazione e del nostro Stato democratico; e che noi, d'altronde - è la significativa aggiunta di Napolitano - dobbiamo tendere a consolidare anche nella coscienza di quanti sono nostri cittadini da sempre». Allo stesso tempo, dal Quirinale si prende atto che «il fenomeno dell'immigrazione ha conosciuto in Italia una crescita impetuosa, a ritmo accelerato negli ultimi dieci anni».E' divenuto, allora, «rilevante il problema non solo di garantire il loro migliore inserimento nel mondo del lavoro, nell'attività economica e nella vita sociale dell'Italia, ma di trarne nuova linfa per rafforzare la popolazione italiana arricchendola di apporti validi e di elementi preziosi di dinamismo. Dobbiamo procedere decisamente in questa direzione» anche perché «si tratta di una componente non trascurabile, rendiamocene conto -sottolinea Napolitano - del peso di ciascun paese nei confronti internazionali».

Le parole di Napolitano sono state accolte con «apprezzamento» anche dal card. Renato Raffaele Martino che, in accordo con il Quirinale, dice di essere convinto che gli immigrati non siano affatto un «peso» per l’Italia.

L’unica a soffrire di una preoccupante miopia rimane la Lega. «Il presidente – dice il capogruppo alla Camera Roberto Cota - ha posto l'accento su questo tema, ma noi pensiamo che in questo momento non ci sia bisogno di più immigrazione. La gente non vuole più immigrati». «Dobbiamo tutelare i nostri giovani che cercano lavoro- aggiunge Cota -, per questo è giusto lo stop di due anni agli arrivi».

Secca la replica del PD. «Le proposte della Lega Nord sull'immigrazione sono ciniche e barbare. – spiega Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera - Sospendere per due anni gli ingressi nel nostro Paese farà solo aumentare la clandestinità contro la quale la maggioranza non sta facendo niente. Lo sbarco di 300 clandestini a Lampedusa questa mattina lo dimostra drammaticamente. Oltre ad essere del tutto irrealizzabili, - conclude l’esponente PD - le proposte del Carroccio alimentano intolleranza e avversione per chi viene nel nostro Paese in cerca di una vita migliore».

L’opinione leghista trova opposizione persino nel presidente della Camera, Grianfranco Fini. A margine dell’udienza al Quirinale, infatti, la terza più alta carica dello Stato ha affermato che la realtà sociologica del Paese è «cambiata» e per questo «sono maturi i tempi per discutere di una nuova legge».

G.R.