18 giugno 2021
Aggiornato 16:30
«Attività venatoria»

Dalla Sicilia via libera bipartisan all’abbattimento di cani e gatti “inselvatichiti”

ENPA: «Particolari perplessità suscita la categoria delle “specie domestiche inselvatichite”»

Il 23 ottobre scorso la Regione Sicilia ha approvato con un voto «bipartisan» un disegno di legge che autorizza l’attività delle «doppiette» nei parchi e nelle aree protette dell’isola. Presentato come strumento di salvaguardia della biodiversità all’interno delle aree protette e motivato come necessario a contenere i danni economici prodotti dal sovrappopolamento delle specie selvatiche e delle specie «domestiche inselvatichite», il provvedimento prevede la programmazione nonché «l’esecuzione di piani di cattura e/o abbattimento» degli animali in sovrannumero.

Particolari perplessità suscita la categoria delle «specie domestiche inselvatichite»; come determinare, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che un cane o un gatto siano passati da uno stato «domestico» a uno «selvatico»? La dizione rischia di generare situazioni paradossali per cui può essere considerato «inselvatichito» un animale da compagnia solo per il semplice fatto di non «essere alla catena». La Protezione Animali, pur senza negare l’esistenza di un problema relativo al sovrannumero di alcune specie, in particolare i cinghiali delle Madonie, ritiene che tale normativa sia incongrua e vada a esclusivo beneficio dei cacciatori, ammessi, per il tramite delle associazioni di rappresentanza, ai protocolli d’intesa cui sono demandate la programmazione e l’attuazione dei piani di abbattimenti selettivi.

La legge regionale, inoltre, nulla dice in merito ad attività di monitoraggio, controllo e censimento di tali specie, pur necessarie per quantificare il fenomeno, ma si concentra esclusivamente sull’aspetto «repressivo» prevedendo con largo anticipo la futura destinazione degli animali catturati o abbattuti, che potranno essere impiegati per fini «benefici», commerciali, didattici o scientifici. L’Enpa, fortemente contraria a una tale norma, «disumana» e confusa, chiede alle autorità di affrontare la questione delle specie in sovrannumero con strumenti diversi dal ricorso alle «doppiette»; evidenziando, tra l’altro, come il provvedimento normativo possa creare gravi problemi di ordine pubblico, a fronte degli innumerevoli, sanguinosi, incidenti che si accompagnano all’esercizio dell’attività venatoria.