4 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Week end per trattare

Nomine Rai-Consulta: Parlamento vuoto, è stallo

Archiviata l'ipotesi della seduta fiume, i parlamentari, risparmiati anche grazie allo sciopero generale, hanno disertato di fatto anche le uniche due convocazioni di giornata, provocando la protesta dei Radicali

Eppur, qualcosa, si muove. Nonostante le aule parlamentari semideserte e lo stallo evidente, che si prolungherà come previsto fino alla prossima settimana, le diplomazie dei due schieramenti sono al lavoro e le trattative andranno avanti per l'intero fine settimana. Nella speranza, cui dà voce il presidente del Senato Renato Schifani, che il Parlamento «esca in questi giorni dallo stallo che si è determinato» e che «il fine settimana porti un po' di consiglio» alle forze politiche in modo da sbloccare la situazione entro martedì. Monito condiviso dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che parla di «nodi politici» e spiega di confidare «nella responsabilità dei dirigenti politici perché si lavori a trovare un soluzione quanto prima».

Archiviata l'ipotesi della seduta fiume, i parlamentari, risparmiati anche grazie allo sciopero generale, hanno disertato di fatto anche le uniche due convocazioni di giornata, provocando la protesta dei Radicali, che hanno esposto uno striscione in Aula, con la scritta 'Fino a quando?' e chiesto un incontro al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quasi deserta la seduta a Montecitorio alle 9, cui hanno preso parte solo 87 parlamentari, su 952 aventi diritto, così come quella a San Macuto, alle 12.30. In entrambi i casi, la mancanza del numero legale, previsto perchè le defezioni erano state formalizzate ieri, non ha consentito di procedere alle votazioni. L'appuntamento, dunque, è fissato a lunedì, alle 15 a Montecitorio per l'elezione del successore di Vaccarella alla Corte costituzionale e alle 18 in Vigilanza per la scelta del presidente.

Ufficialmente, maggioranza e opposizione tengono il punto, rimanendo ancorate alle rispettive posizioni: da una parte, Pecorella alla Consulta; dall'altra, Orlando alla guida della bicamerale di San Macuto. Ma entrambi gli schieramenti, con l'eccezione della chiusura pressocchè totale di Di Pietro, appaiono consapevoli della necessità di un dialogo che faccia ripartire le trattative. La prima prova d'intesa si svolge nel Transatlantico di Montecitorio, sotto gli occhi dei cronisti. Pier Ferdinando Casini prova a convincere Antonio Di Pietro a fare un passo indietro e a proporre una rosa di nomi per la guida della commissione di Vigilanza Rai, ma l'ex pm non ci sta, come riferisce lo stesso leader centrista. Poche ore dopo, a pochi metri di distanza, i capigruppo del Pdl incontrano Silvio Berlusconi. A Palazzo Chigi, il premier detta la linea a Gasparri, Cicchitto e Bocchino: il candidato alla Consulta resta Gaetano Pecorella. Ma di fronte al veto irremovibile delle opposizioni, il Pdl potrebbe decidere di cambiare 'cavallo': toccherà ai messi parlamentari verificare con l'opposizione su quale nome, tra i papabili Spangher e Bruno, si registra una maggiore convergenza. Ma la marcia indietro, ha avvertito il premier, sarà possibile solo se permette al Pdl di portare a casa il 'pacchetto completo' Consulta-Vigilanza, che naturalmente prevede l'abbandono di Leoluca Orlando da parte del Pd. Al punto che Gasparri non usa giri di parole quando spiega che, di fronte a un'apertura delle opposizioni sul nome di Pecorella, anche il Pdl chiuderebbe un occhio sulla presidenza della Vigilanza. Simmetricamente, a una retromarcia della maggioranza, deve corrispondere quella dell'opposizione.

Come'è noto, però, il Pd punta a separare le due questioni. Una posizione ufficializzata ieri dopo la capigruppo informale promossa dalla maggioranza. Si tratta, per Soro e Finocchiaro, di «eleggere subito il giudice costituzionale, occupandoci in un secondo momento della commissione di Vigilanza». Insomma, «sganciare» le due questioni, chiudendo la partita Consulta (nonostante i dubbi dei dipietristi su Donato Bruno e il no dei Radicali a Spangher), per poi dedicarsi al nodo Vigilanza, su cui pesa anche la stabilità dei rapporti tra democratici e Idv in vista del voto abruzzese. I plenipotenziari del Pd, in questo venerdì di disarmo, scelgono il silenzio: i capigruppo tornano a casa, Finocchiario in Sicilia e Soro in Sardegna, il leader Veltroni è impegnato in Trentino e a domanda precisa dribbla: il problema vero, ora, è la crisi economica. «Stiamo zitti e coperti, in attesa di una loro proposta. Hanno detto che ci convocheranno, aspettiamo», si spiega in ambienti democratici. Le posizioni, dunque, rimangono distanti e si prepara un lungo fine settimana di trattative a disposizione dei negoziatori dell'una e dell'altra parte. Lunedì, la nuova prova dei fatti: alle 15 a Montecitorio si saprà se il week end ha portato consiglio.

Fonte: Apcom

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