10 luglio 2020
Aggiornato 09:30
Convegno a Torino in memoria dell’avvocato Vittorio Chiusano sul giusto processo

Pecorella: «L'intercettazione è fatta in funzione del processo non della stampa»

«Ciò che è raccolto nel processo lo è perché deve servire a questo, tant’è che tutte queste intercettazioni private andrebbero immediatamente distrutte e invece c’è qualcuno che le fa filtrare»

«L’intercettazione viene fatta in funzione del processo non della stampa e ciò che e’ raccolto nel processo lo e’ perché deve servire a questo, tant’e’ che tutte queste intercettazioni private andrebbero immediatamente distrutte e invece c’e’ qualcuno che le fa filtrare».

Lo ha affermato il parlamentare del Pdl Gaetano Pecorella, che lo ha sottolineato nel suo intervento al convegno di Torino in memoria dell’avvocato Vittorio Chiusano sul tema del giusto processo e della libertà d’informazione.

Alle critiche mosse alla legge sulle intercettazioni dal procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, il professor Pecorella ha osservato che «confonde le accuse che muove il pm con la verità storica e le sentenze. Per portare a conoscenza le cose c’e’ il dibattimento e c’e’ necessità di dare notizia laddove sia funzionale a una ripresa, a una correzione a una critica per come si sta amministrando la giustizia, ma non credo che questo accada quando si pubblicano telefonate di natura privata. Quando c’e’ l’esecuzione di un diritto costituzionale, anche se in eccesso, il carcere non credo sia uno strumento congruo, ma siccome uno strumento di controspinta deve esserci io penso a una sorta di regola di contrappasso: spesso soprattutto quando si tratta di gossip, l’informazione giudiziaria viene data con l’obiettivo di vendere di più i giornali per questo penso a una sanzione che sia l’altra faccia del profitto ossia al pagamento di una sanzione economica proporzionale alla diffusione del giornale».