21 ottobre 2018
Aggiornato 03:00

Tutto quello che sapete di WhatsApp sta per cambiare

Le speculazioni sul futuro della pubblicità su WhatsApp sono cresciute dopo che il suo fondatore, Jan Koum, ha lasciato Facebook lunedì scorso
Tutto quello che sapete di WhatsApp sta per cambiare
Tutto quello che sapete di WhatsApp sta per cambiare (Shutterstock.com)

MILANO - Una piattaforma sempre più attenta alle imprese, ma anche ai suoi clienti, che sia in grado di garantire un’interazione innovativa tra i due attori, semplice, intuitiva e non invasiva. Un po’ come succede già in Cina, dove WeChat ha praticamente conquistato tutta la popolazione che, sul social di istant messaging, ci fa la spesa, prenota la cena al ristornate o si compra la borsa dell’ultima collezione di Maison Valentino. Nei piani di Facebook c’è quello di rendere Whatsapp una piattaforma sempre più incline agli scambi pubblicitari. Una strategia che già era nell’aria, soprattutto con l’introduzione di WhatsApp Business, ma che - tuttavia - potrebbe farsi molto più concreta nei prossimi mesi.

Le speculazioni sul futuro della pubblicità su WhatsApp sono cresciute dopo che il suo fondatore, Jan Koum, ha lasciato Facebook lunedì scorso (a seguito dall’abbandono del suo socio Brian Acton che aveva lasciato la società lo scorso novembre). Il motivo della decisione non è del tutto chiaro. Secondo alcuni la loro scelta di crittografare le conversazioni avvenuta nel 2016 sarebbe ora di intralcio per alcuni servizi aziendali che Facebook intenderebbe sviluppare, secondo altri, a far scappare i due co-fondatori, sarebbero state le politiche di uso dei dati da parte di Mark Zuckerberg, anche prima di Cambridge Analytica. In ogni caso, l’abbandono della nave pone più di quale domanda.

Alla conferenza degli sviluppatori di Facebook, i rumors si sono ampliati. Secondo quanto riporta la CNBC, Facebook dovrebbe permettere alle aziende più grandi - e non solo alle piccole imprese - di integrare una nuova API per inviare e ricevere messaggi con le persone su WhatsApp. Gli analisti prevedono che la piattaforma potrebbe adoperare molti più annunci ora che Koum si è allontanato.

Nel 2012, due anni prima che Facebook acquistasse WhatsApp per 19 miliardi di dollari, il fondatore dell'applicazione di messaggistica spiegò i suoi sentimenti nei confronti della pubblicità citando Fight Club: «La pubblicità ci fa inseguire auto e vestiti, lavori che odiamo per comprare merda di cui non abbiamo bisogno». Jan Koum aveva descritto perché il modello di pubblicità mirata utilizzato da altre aziende tecnologiche come Facebook era stato un "insulto" agli utenti, allontanandoli da quello che era lo scopo principale dell’azienda, ovvero mettere in contatto le persone.

Quando Koum ha poi venduto WhatsApp a Facebook nel 2014, molti utenti erano giustamente preoccupati che il gigante dei social network avrebbe costretto l'applicazione di messaggistica a compromettere questi principi nella ricerca del profitto. All'epoca WhatsApp aveva meno di 20 milioni di dollari di entrate, ottenute attraverso una tassa di 99 centesimi che addebitava ai suoi utenti affinché la piattaforma fosse esentata dal dover vendere dati o inserire degli annunci pubblicitari. Quattro anni dopo, la decisione di Koum di lasciare la più grande piattaforma di messaggistica del mondo ha fatto nascere il sospetto che tutto questo stia per cambiare.

Secondo il Washington Post, la decisione di Koum sarebbe da attribuirsi a uno scontro inconciliabile sul desiderio di Facebook di utilizzare i dati degli utenti a scopo pubblicitario, in parte indebolendo la crittografia end-to-end che protegge i messaggi da persone diverse dal destinatario (neppure WhatsApp può leggere le nostre conversazioni). Del resto, lo scandalo Cambridge Analytica ha gettato Facebook in acque piuttosto turbolente, nonostante gli utenti continuino imperterriti a lasciare i loro dati personali al libero arbitrio.

L’abbandono della nave da parte degli ex soci WhatsApp fa dunque credere che la piattaforma di istant messaging si trasformi presto in una cozzaglia di annunci pubblicitari. La versione Business, del resto, ne era già un preludio. Rivolta alle piccole imprese l’app gratuita aiuta le aziende a connettersi meglio con i loro clienti e a stabilire una presenza ufficiale sul servizio WhatsApp. Essenzialmente, è la versione WhatsApp di una pagina Facebook, per intenderci. L'azienda aveva precedentemente annunciato l'arrivo dell'app, iniziando a verificare i conti commerciali attraverso il programma pilota lanciato a settembre. I conti verificati sono stati contrassegnati con un segno di spunta verde per dimostrarne l'autenticità.

Ora attendiamo la prossima mossa. Ma potrebbe non essere così ben gradita.