19 ottobre 2019
Aggiornato 04:30
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Affare Cambridge Analytica: cosa ha detto Zuckerberg al Congresso

Mark Zuckerberg si presenta al Congresso, davanti alla commissione Giustizia e Commercio, dopo lo scandalo Cambridge Analytica

Zuckerberg al Congresso
Zuckerberg al Congresso ANSA

WASHINGTON - In ballo è stato tirato in mezzo anche il «sogno americano» di Facebook che Zuckerberg ha l’obbligo di non trasformare in un incubo per la privacy. Durante più di tre ore di interrogatorio (con domande spesso anche testuali) il CEO di Facebook ha ammesso che il suo social network era difettoso e che il cambiamento fondamentale è necessario per riconquistare la fiducia del pubblico.

L’affare Cambridge Analytica
La testimonianza arriva sulla scia dell'allargamento dello scandalo di Cambridge Analytica, che ha costretto Facebook a riconoscere che i dati su milioni di utenti erano stati condivisi senza il loro permesso. Tale ammissione è arrivata solo dopo che un informatore ha fornito i dettagli al New York Times e al The Guardian, rivelando che il docente dell'Università di Cambridge Aleksandr Kogan aveva creato, alcuni anni fa, un quiz sulla personalità in grado di raccogliere i dati del profilo, la posizione e gli amici per centinaia di migliaia di persone. Kogan è stato anche in grado di raccogliere informazioni sugli amici degli utenti dell’app, fornendo dati su ben 87 milioni di profili di persone. Kogan avrebbe poi trasmesso tali informazioni a Cambridge Analytica, con sede nel Regno Unito.

Alla fine, Facebook ha scoperto l'episodio. Nel 2015 l’azienda ha chiesto a Kogan e Cambridge Analytica di firmare dei documenti con i quali si impegnavano a distruggere tali dati. Zuckerberg non rivelò pubblicamente nulla di tutto questo fino a un giorno prima che il New York Times e le storie di The Guardian venissero pubblicate. La notizia che Facebook ha perso il controllo dei dati dei suoi utenti - e non è riuscito a impedirne la divulgazione - ha sollevato una questione fondamentale di fiducia nel più grande social network del mondo. Facebook è un servizio gratuito che fa soldi capitalizzando sui dettagli che i suoi utenti condividono. Nel 2017, l'azienda ha registrato un fatturato di oltre 40 miliardi di dollari.

E’ stato un mio errore…
«Non avevamo una visione sufficientemente ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grave errore. E' stato il mio errore e mi dispiace. Ho iniziato Facebook, l'ho gestito e sono responsabile di ciò che accade qui», ha dichiarato Zuckerberg in un’audizione congiunta delle Commissioni per la Giustizia e il Commercio del Senato. Nella sua tanto attesa testimonianza, il miliardario di 33 anni ha iniziato nervosamente, ma è diventato più fiducioso quando ha cercato di spiegare le difficoltà che Facebook ha vissuto e cosa intende fare per ripristinare la reputazione dell'azienda. «Stiamo attraversando un più ampio cambiamento filosofico nel modo in cui percepiamo le nostre responsabilità come azienda», ha detto.

All'interno della sala alcuni manifestanti hanno sventolato diversi manifesti che chiedevano una migliore protezione della privacy, mentre all'esterno del Campidoglio c'erano più o meno un centinaio di ritagli a grandezza naturale di Mr. Zuckerberg che indossavano una maglietta con la scritta «Fix Facebook» (Risolvi Facebook).

La giusta regolamentazione
Zuckerberg ha ammesso che l'autoregolamentazione da parte di Facebook non è più sufficiente e che sostiene leggi mirate per proteggere meglio la privacy e i dati personali nell'era dei social media. «Non sono contrario alla regolamentazione - ha detto Mark -. Ma la vera domanda è: qual è la regolamentazione più giusta?». Zuckerberg, che negli anni passati si era opposto a una maggiore supervisione governativa su Facebook, ha detto che «valeva la pena discutere» se i giganti tecnologici statunitensi dovessero essere soggetti a leggi sulla privacy più severe, come quelle che stanno per essere introdotte in Europa. Il senatore Bill Nelson, democratico per la commissione Commercio, ha detto chiaramente che nel caso in cui le aziende tecnologiche non fossero riuscite - nei prossimi mesi - a risolvere adeguatamente le questioni sulla privacy, allora ci avrebbe pensato direttamente il Congresso.

Durante una testimonianza ad ampio raggio, Zuckerberg ha spiegato gli errori commessi da Facebook in relazione al contenuto, alla privacy e alla trasparenza. «Ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per evitare che questi strumenti venissero usati anche per i danni. Questo vale per le fake news, le interferenze straniere nelle elezioni, così come per la privacy dei dati». Quello che rappresentava «il sogno americano» rischia ora di trasformarsi in un vero e proprio incubo per i cittadini.

Utenti ignari sulla propria privacy
Zuckerberg ha ammesso che la maggior parte dei 2,2 miliardi di utenti giornalieri di Facebook probabilmente non comprendeva appieno quali fossero le politiche sulla privacy del social network e, soprattutto che, dal momento in cui decidiamo di navigare sul web, i nostri dati sono irrimediabilmente a disposizione, come una vera e propria merce di scambio. Effettivamente per chi si trova a lavorare nel settore, il meccanismo di uso e «abuso» dai dati utente può risultare piuttosto logico, malgrado per tutti gli altri non lo sia affatto. «Non credo che l’utente medio legga l’intero documento sulla privacy di Facebook - ha detto Mark -. Ma penso che ci siano diversi modi per comunicarlo e che abbiamo la responsabilità di farlo».

Il repubblicano texano Ted Cruz ha accusato Facebook di essere una piattaforma politicamente distorta che spesso censurava i punti di vista dei conservatori. Zuckerberg ha contestato questa posizione affermando che l’ultimo dei suoi obiettivi è proprio quello di impegnarsi in discorsi politici: «voglio che Facebook sia una piattaforma per tutte le idee».

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La questione privacy
Zuckerberg ha detto ai senatori che stava avviando una serie di nuove misure sulla privacy per garantire che non si ripetesse lo scandalo in cui i dati di 87 milioni di utenti sono stati raccolti e poi utilizzati in modo improprio dalla società di analisi Cambridge Analytica. Ha ammesso che Facebook aveva commesso un errore omettendo di assicurarsi che Cambridge Analytica avesse completamente distrutto i dati degli utenti. «Non è sufficiente dare voce alla gente, dobbiamo assicurarci che la gente non la usi per ferire le persone o diffondere disinformazione».

Facebook ha resettato le sue politiche pubblicitarie e sui dati. Ad esempio, ha smesso di lavorare con fornitori di dati di terze parti, come Acxiom ed Experian, per aiutare gli addetti al marketing a indirizzare gli annunci verso gli utenti di Facebook. Il gigante dei social media sta anche limitando i dati che condividerà con gli sviluppatori esterni. Approverà tutte le app che richiedono l'accesso a informazioni come check-in, likes, foto, post, video, eventi e gruppi. Bloccherà inoltre la sua funzione «Login», strumento di accesso per le app che Kogan ha utilizzato per raccogliere dati. A partire dalla scorsa settimana, gli sviluppatori di software non sono più in grado di chiedere informazioni personali, come l'affiliazione religiosa, opinioni politiche, stato delle relazioni, l'istruzione e la storia del lavoro.

In una precedente dichiarazione Facebook ha detto di volersi adeguare più conformemente alle norme comunitarie sulla protezione dei dati, il GDPR. Ma ancora non è chiaro se questa tutela venga estesa agli utenti di tutto il mondo.

Oggi Zuckerberg si presenterà dinanzi alla commissione per l’Energia e quella per il Commercio.