26 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
agricoltura

Acqua e cibo siano al centro delle politiche mondiali (con la tecnologia)

Abbiamo un grosso problema di risorse, sempre più scarse. L'obiettivo è, grazie all'innovazione e alle nuove tecnologie, risolvere le maggiori sfide globali

Acqua e cibo siano al centro della politiche mondiali (con la tecnologia)
Acqua e cibo siano al centro della politiche mondiali (con la tecnologia) Shutterstock

MILANO - Presi dal nostro farneticare quotidiano molto spesso ci dimentichiamo delle sfide globali. Eppure loro sono sempre lì, ad attendere delle nostre risposte. Un count down che scorre sempre più velocemente ci porta a trovare, altrettanto frettolosamente, delle soluzioni. Abbiamo sempre meno risorse, ma siamo costretti a produrre sempre di più per far fronte a un costante aumento della popolazione che, stima recentemente l’Onu in una nuova valutazione, dovrebbe raggiungere i 9,8 miliardi nel 2050.

Bando alle ciance. I problemi che abbiamo li sappiamo bene e riguardano l’uso delle risorse, la lotta agli sprechi e, soprattutto, i cambiamenti climatici che stanno modificando molti aspetti legati alla produzione agricola e alla disponibilità dell’acqua. Gli eventi atmosferici di cui siamo protagonisti ne sono la conferma e non pensate che le inondazioni possano favorire la ricarica delle falde acquifere. Mentre la disponibilità dell’acqua diventa un problema sempre più centrale. Ed è proprio l’acqua a essere il fulcro della prossima edizione di Seeds&Chips che andrà in scena a Milano dal 7 al 10 maggio 2018. Un problema che ci riguarda tutti, come quello del cibo. Temi che secondo Massimo Iannetta, responsabile divisione «Biotecnologie e Agroindustria» di ENEA, dovrebbero essere al centro di qualsiasi agenda politica globale. «Dopo la grande rivoluzione verde stiamo assistendo a un periodo di stasi - ci racconta Iannetta -. Ora il meccanismo va rimesso in moto, dobbiamo effettuare più investimenti nello sviluppo, nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico per affrontare le sfide globali che ci attendono. I modelli di produzione devono essere rivisiti e il cittadino deve essere sensibilizzato. Avere più consapevolezza di ciò che arriva sulle nostre tavole. Il cibo è frutto di un lungo processo che contempla l’utilizzo di risorse sempre più scarse. Non pensiamo che nei nostri piatti il cibo ci arrivi così facilmente».

Iannetta parte proprio dall’acqua, dalla disponibilità delle risorse idriche per spiegare quali sono i problemi e le soluzioni che si stanno cercando di attuare a livello globale e che, peraltro, differiscono di territorio in territorio a seconda delle necessità. L’irrigazione, in questo senso, gioca un ruolo fondamentale. «Siamo passati da sistemi a pioggia a sistemi a goccia o sotterranei con annesse tecnologie che supportano queste modalità - spiega Iannetta -. Conoscenze agronomiche sempre più specifiche, precisione farming e utilizzo delle risorse idriche solo quando necessario e, soprattutto, nella corretta quantità. Le tecnologie ci aiutano a evitare gli sprechi e ci permettono, inoltre, di attivarle anche da remoto con un notevole recupero delle energie».

Le strategie di vertical farming, ad esempio, fanno parte di queste nuove soluzioni. Secondo un nuovo rapporto del Global Market Insights, il mercato generato dai sistemi di vertical farming varrà 13 miliardi di dollari entro il 2024. Si tratta di agricoltura indoor ad elevato grado di innovazione ed automazione, quale illuminazione LED e idroponica e/o aeroponica per l’uso efficiente di acqua e fertilizzanti. La sfida sta nella riduzione del consumo energetico e del costo del lavoro, associata all’ubicazione delle aziende agricole verticali più vicine alle basi di consumo, accessibilità ai prodotti freschi, zero uso di pesticidi, che sono la chiave di volta per una crescita sempre più esponenziale del settore.

Importante anche il tema del riutilizzo delle acque reflue che, attraverso specifici processi di purificazione, possono essere rimesse nel ciclo produttivo. «Basti pensare alle acque reflue di processo dei frantoi o dei caseifici - continua Iannetta -. Esistono innovativi sistemi e tecnologie a membrana attraverso cui è possibile depurarle invece di sversarle e quindi di sprecarle completamente». Parliamoci chiaro: non è solo una questione di normative che limitano il diffondersi di queste pratiche, quanto piuttosto una questione di cultura. Iannetta, tuttavia, ci dice che le cose stanno migliorando e che i sistemi di recupero delle acque reflue stanno entrando piano piano in molte aziende, sia a livello nazionale che internazionale.

E poi, non da ultimo, il tema delle infrastrutture e della cosiddetta dispersione idrica, laddove circa il 35% dell’acqua, nel nostro Paese, viene praticamente persa nel nulla. Di fatto, il 60% della rete e delle infrastrutture italiane ha più di 30 anni, il 25% ha più di mezzo secolo di vita e, se questi dati da soli non fossero già allarmanti, nelle grandi città sono ancora più alti. La rete idrica italiana è costituita per il 33% di plastica, per il 28% di ferro o acciaio, per il 24% di ghisa e per il 12% di cemento, oltre ad altri materiali utilizzati in modo meno massiccio. A questi numeri si aggiunge anche la percentuale di cittadini (11%) che non può fare affidamento su un servizio di depurazione delle acque, piaga che - peraltro - ci è costata una multata da 60 milioni di euro, commissionata dall’Unione Europea. «Il sistema irriguo nel nostro Paese deve essere considerato al pari delle altre infrastrutture (come le ferrovie, ndr.) - ci dice Iannetta -. E’ per questo che dobbiamo lavorare sulla nostra rete idrica. Non possiamo permetterci di valorizzare e recuperare le acque quando poi le perdiamo nel nulla a causa di questo problema».

Cibo e acqua restano, dunque, i principali problemi che ci traghettiamo nel prossimo futuro e che dovrebbero essere messi costantemente al centro delle politiche mondiali. Su questo anche ENEA - che sarà advisor scientifico di Seeds&Chips - sta portando avanti numerosi progetti e partecipa a rilevanti iniziative europee. Tra questi METROFOOD-RI, nuova Infrastruttura di Ricerca Europea distribuita di interesse globale, proposta da ENEA nell’ambito della roadmap ESFRI 2016 e 2018.L’obiettivo generale è quello di raggiungere l’eccellenza scientifica nel settore della qualità e sicurezza alimentare promuovendo sostenibilità, qualità, sicurezza, tracciabilità e autenticità alimentare.

Così come PRIMA, iniziativa della Commissione Europea focalizzata su 19 Paesi dell’area mediterranea su tre grandi temi che sono la distribuzione dell’acqua in agricoltura, il farming system e la catena di valorizzazione del food. Un progetto di durata settennale e finanziato con 500 milioni di euro. «Innovazione e tecnologia possono fare molto per affrontare queste sfide globali - conclude Iannetta -. Certo, bisogna volerci investire. E, soprattutto, attuare un corretto trasferimento tecnologico verso le imprese, che poi sono le prime a dover intervenire nella trasformazione».