24 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Entro 10 anni l'ufficio tradizionale sarà un ricordo

Entro il 2025, i millennial rappresenteranno oltre il 50% della forza lavoro in Italia, ridefinendo la cultura aziendale attorno a modelli più flessibili
Entro 10 anni l'ufficio tradizionale sarà un ricordo
Entro 10 anni l'ufficio tradizionale sarà un ricordo (Shutterstock.com)

MILANO - Il digitale e l’uso sempre più onnipresente di internet nelle nostre vite sta cambiando sempre più ogni tipo di paradigma, anche nel mondo del lavoro. Non solo nuove professioni, ma altresì un nuovo modo di svolgerle. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2017, lo smart working è cresciuto del 14%, arrivando ad annoverare oltre 305mila persone pari all’8% del totale dei lavoratori del campione. Smart working significa principalmente essere responsabili del proprio lavoro e avere autonomia nella sua organizzazione, in termini di luogo, orari e strumenti impiegati.

Niente a che vedere con il vecchio telelavoro. Il lavoratore agile ha diritto alla stessa retribuzione del lavoratore tradizionale e alla fissazione dei periodi di riposo e di disconnessione. Dunque, niente più incolonnamenti nel traffico o stress da parcheggio e neanche più ansia da cartellino da timbrare, né panico per il ritardo nel prendere i figli a scuola. Armati di smartphone, tablet o portatile, si può fare da fuori tutto quello che si fa dalla propria scrivania.

Ed è il futuro che ci attende. Entro il prossimo decennio, il concetto di un lavoro a tempo pieno in un ambiente d’ufficio tradizionale sarà un ricordo. Lo dice a chiare lettere anche uno studio della società di ricerche PAC (CXP Group), in collaborazione con Fujitsu, che ha analizzato un campione significativo di responsabili decisionali di alto livello presso organizzazioni del settore pubblico e privato in Europa, Oceania e Nord America.

Entro il 2025, i millennial rappresenteranno oltre il 50% della forza lavoro in Italia, ridefinendo la cultura aziendale attorno a modelli più flessibili, maggiore apertura alla collaborazione e focalizzazione ai dati come linfa vitale del business. In questo scenario, il 57% delle aziende italiane prevede di consentire ai dipendenti di lavorare in modo più flessibile, fornendo loro un accesso remoto sicuro ai dati aziendali. Le aziende italiane sono anche tra le più aperte in Europa nel permettere ai propri dipendenti di utilizzare qualsiasi dispositivo desiderino per accedere alle applicazioni e ai servizi aziendali (33%).

«Quasi un quarto dei manager e responsabili ICT italiani, ha messo in stretta correlazione l’ambiente di lavoro con la competitività dell’azienda alla luce del nuovo scenario digitale - ha dichiarato Bruno Sirletti, presidente e CEO di Fujitsu Italia -. La ricerca ha mostrato, in Italia, un generale senso di sfiducia verso le attuali strategie legate all’ambiente di lavoro, ma anche la consapevolezza che si tratti di un tema da affrontare con urgenza nei prossimi anni. Emerge con chiarezza, inoltre, la necessità di semplificare e rendere più agili le tecnologie che permettono ai dipendenti di esprimere al meglio il proprio potenziale, creando le condizioni per poter essere produttivi indipendentemente dall’ufficio fisico in cui si trovano».

Cifre che assumono ancora più valore, se si pensa che già oggi il 40% delle società in Italia sta cambiando le politiche per migliorare la condivisione delle conoscenze tra generazioni di dipendenti. Dallo studio, inoltre, è emerso come le aziende italiane si sentano inadeguate per quanto riguarda alcune attuali strategie sull’ambiente di lavoro. Il 98% degli intervistati, infatti, ha evidenziato come l’odierna complessità della tecnologia dell’ambiente di lavoro stia limitando il potenziale e l’operatività dei dipendenti. Il 75% ha affermato che le attuali pratiche lavorative non sono sufficientemente flessibili per ottenere il massimo dalla propria forza lavoro, mentre l’84% delle aziende italiane ha affermato che l’elevato logoramento del personale rappresenta una sfida per la produttività.