21 agosto 2019
Aggiornato 07:00
innovazione

Quello che dovete sapere su Fioramonti, il candidato per lo sviluppo dei 5 stelle

Interessante la sua opinione sul Pil e la campagna di crowdfunding fatta per sostenere lo sviluppo di un suo documentario

Le curiosità che dovete sapere su Fioramonti, il candidato per lo sviluppo dei 5 stelle
Le curiosità che dovete sapere su Fioramonti, il candidato per lo sviluppo dei 5 stelle Shutterstock

ROMA - Qualora il movimento pentastellato riuscisse a salire al governo, lui dovrebbe prendere il posto di Carlo Calenda, per intenderci il ministro delle startup e, soprattutto, del Piano Industria 4.0, colui che - grazie agli incentivi - è riuscito a far salire dell’11% gli investimenti in macchinari nelle nostre industrie italiane. E che sta tentando di traghettarle verso la rivoluzione digitale. A prendere il posto di Calenda, dicevamo, potrebbe essere Lorenzo Fioramonti, classe 1977, professore di Economia politica all’Università sudafricana di Pretoria. Di Maio lo ha annunciato negli scorsi giorni, dopo aver fatto il nome del generale Sergio Costa al ministero dell’Ambiente.

Un compito arduo il suo, alla luce dell’avanzata tecnologica, e dello scarno programma pentastellato in ordine alle politiche di innovazione. «Accetto con orgoglio la candidatura a Ministro dello Sviluppo economico resa pubblica da Luigi Di Maio - ha scritto Fioramonti sulla sua pagina Facebook -. Sono cosciente della grande responsabilità che pertiene all’incarico e dell’importanza di un approccio nuovo allo sviluppo sostenibile per il Paese. Finalmente la possibilità di mettere in pratica ricerche che conduco da oltre un decennio. #loradelriscatto».

Il curriculum di Fioramonti, in ogni caso, è più che rispettabile. Ha ottenuto la cattedra di professore ordinario di Economia Politica in Sudafrica a 35 anni, dopo essere andato via dall’Italia. Un cervello in fuga, ma che nel nostro Paese sarebbe disposto a tornare per far andare meglio le cose, quindi. Dopo l’assegnazione della cattedra, Fioramonti ha fondato il Centro per lo studio dell’innovazione nella governance, una collaborazione scientifica tra il governo francese e quello sudafricano, ha pubblicato 10 libri, tra cui «Presi per il Pil» (con prefazione di Enrico Giovannini, già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro). Ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive su Open Democracy, sito legato alla Open Society di Soros. Su Fioramonti, però, potreste non sapere alcune curiostà.

Fioramonti e la teoria di «Presi per il Pil»
L’incontro tra il Movimento 5 Stelle e Fioramonti risalirebbe al 2017, durante un convegno sullo sviluppo economico e il benessere sociale organizzato dal deputato a 5 Stelle Giorgio Sorial. Durante l’incontro il professore aveva esposto la sua tesa secondo cui il Pil non è più un indicatore idoneo a orientare le scelte politiche ed economiche di una nazione, concetto che - appunto - è approfondito nel libro «Presi per il Pil». Per decenni, l’ideologia del Pil ha dominato il dibattito pubblico e quello mediatico. La nostra vita è legata a un numero. Quando cresce, tutto va bene. Ma quando va giù, allora tutto è perduto. Questa cosa che chiamiamo con il nome criptico e misterioso di ‘prodotto interno lordo’ (Pil) è il termometro della società. E, proprio come quest’ultimo, viene usato per determinare lo stato di salute di un’economia e quali rimedi raccomandare o imporre per guarire il ‘paziente’. Cosa succede, però, se il Pil funziona male? «Presi per il Pil», analizza pioneristicamente le falle, le omissioni e le conseguenze politiche di un modello di crescita che, secondo l'analisi di Fioramonti, sta distruggendo il mondo.

La campagna di crowdfunding
Un libro che, peraltro, è anche finito per diventare una pellicola-documentario, finanziata attraverso una campagna di crowdfunding sul portale di raccolta fondi Produzioni dal Basso (e con il sostegno della film commission Torino Piemonte). Il documentario racconta quattro storie di persone che hanno scelto di vivere in modo diverso, consapevoli che il benessere non può derivare da una crescita continua dei consumi. Realizzato da Stefano Cavallotto (regista), Andrea Bertaglio e Lorenzo Fioramonti (autori) ci mostra, in poco più di un'ora, un'Italia diversa. Quella di famiglie che hanno fatto una scelta di transizione verso una vita sostenibile. Quella di Marta e Giorgio e i loro cinque figli, che si sono trasferiti a San Damiano Macra, in Valle Maira, provincia di Cuneo: lei medico, lui traduttore, hanno deciso di trasferirsi in montagna, con uno stile che al primo posto non mette i soldi e la carriera. In Sardegna c'è Roberto, 45 anni, laureato in giurisprudenza, che lascia Cagliari per Orroli, in mezzo alla campagna. La loro vita familiare è incentrata sull'autoproduzione e sulla condivisione con altre persone di spazi e competenze.

Un modo interessante di vedere l’economia, soprattutto per un professore che si appresta a diventare ministro dello Sviluppo Economico. Tanto che il «Foglio» in questo articolo parla addirittura di un ministro al «sottosviluppo», parlando di Fioramonti come «accanito teorico della decrescita». Sempre il Foglio parla di «nemico pubblico del Pil» e, benché, a livello mondiale il dibattito su questo indicatore sia piuttosto acceso, non possiamo non affermare che i principali indicatori di benessere o felicità siano fortemente e positivamente correlati al reddito. «Di fatto, Fioramonti nel giocare la carta del reddito di cittadinanza (asso nella manica dei pentastellati) - ignora spesso il rischio che i beneficiari possano perdere ogni stimolo a lavorare e produrre reddito. Se paghi i cittadini per non lavorare, non devi poi sorprenderti se il numero dei produttori di ricchezza (e dunque contribuenti) andrà ad assottigliarsi. A quel punto, con quale gettito si potrà coprire il costo crescente del reddito di cittadinanza?». Insomma, se vincesse il Movimento 5 Stelle, l’Italia potrebbe subire una rallentamento.