20 ottobre 2020
Aggiornato 13:30
social

Google porta più visite ai siti web che Facebook

Il formato AMP di Google ha permesso ai siti web di avere più visite rispetto a Facebook

MILANO - Mentre Facebook ha armeggiato con il suo algoritmo per dare la priorità ai post di amici e familiari rispetto agli editori, questi si sono iscritti in massa per il formato editoriale di Google lanciato nel 2015 noto come Accelerated Mobile Pages. AMP ospita i contenuti degli editori direttamente sui server di Google in modo che si carichino più velocemente per gli utenti mobili. Un modo per contrastare il drammatico calo di visibilità causato dai «capricci» di Mark Zuckerberg che hanno addirittura costretto il principale quotidiano brasiliano a smettere di pubblicare i propri articoli sul social network, notizia che ha suscitato un certo clamore.

Secondo Google, ben 31 milioni di siti web già utilizzano AMP, con una crescita del 25% rispetto allo scorso ottobre. Il colosso di Mountain View afferma che queste pagine web mobili a caricamento rapido impediscono alle persone di abbandonare le ricerche e, per estensione, aumentano il traffico verso i siti web. Il risultato è che nella prima settimana di febbraio Google ha contribuito ad accrescere le visite degli editori, con 466 milioni di pagine viste in più, quasi il 40% rispetto a gennaio 2017. Pagine viste principalmente da mobile e AMP. Nel frattempo Facebook ha ridotto la portata, con 200 milioni di pagine viste in meno, praticamente il 20%, secondo una ricerca di Chartbeat. Se si includono i pc, il divario si allarga. Il motore di ricerca, infatti, aggiunge 530 milioni di pagine mentre il social network (fruito molto da smartphone e meno da postazioni fisse) solo 70 milioni.

Del drammatico calo «social» ne sa qualcosa Folha, il più grande giornale del Brasile. Vanta 5,95 milioni di seguaci su Facebook in un Paese (il Brasile, ndr.) che è tra i cinque paesi più attivi su Facebook, con oltre 100 milioni di utenti. Ebbene, il giornale ha deciso di smettere di pubblicare sul social network, affermando che la sua percentuale di lettori che accedono ai contenuti tramite Facebook è scesa al 24 per cento nel mese di dicembre da circa il 39 per cento all'inizio del 2017.

A cambiare le sorti degli editori, a questo punto, potrebbe proprio essere il motore di ricerca. Buonaparte della crescita, in ogni caso, è dovuta al formato editoriale di Google, che permette agli editori non solo di ottenere più traffico, ma anche maggiore pubblicità. Le «pagine accelerate» funzionano a tal punto che Big G ha deciso di utilizzarle anche nelle neonate Stories: un nuovo formato, simile alle Storie di Snapchat, che potrà essere utilizzato dalle testate e comparire nei risultati di ricerca. Mountain View punta quindi con forza a occupare quello spazio che Facebook sta lasciando vacante.