18 ottobre 2018
Aggiornato 18:00

Il pasticcio della web tax italiana: «svantaggio» per le nostre imprese

Un pasticcio confermato anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio secondo cui «il nuovo tributo potrebbe determinare uno svantaggio competitivo delle imprese
Il pasticcio della web tax italiana: «svantaggio» per le nostre imprese
Il pasticcio della web tax italiana: «svantaggio» per le nostre imprese (Shutterstock.com)

ROMA - Un percorso legislativo particolarmente tormentato, quello della web tax all’italiana, fatto anche per dare un’impronta a quella che potrebbe essere una futura legge comunitaria. La nostra web tax è un vero e proprio pasticcio. Il testo finito nella legge di bilancio solleva le aziende dell’e-commerce dal prelievo del 3% che, a partire dal 2019, toccherà a chi vende servizi online  non appena raggiunte le 3 mila transazioni in un anno. E dunque, mentre chi vende pubblicità online (Google e Facebook, per esempio), analisi dei dati (molte aziende italiane) o qualsiasi altro tipo di servizi sarà toccato dal provvedimento, Amazon, non dovrà versare praticamente nulla.

Un pasticcio confermato anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio secondo cui «il nuovo tributo potrebbe determinare uno svantaggio competitivo delle imprese residenti sia rispetto al mercato tradizionale interno sia rispetto al mercato internazionale». Infatti i ricavi delle imprese digitali residenti sono sottoposti non solo al nuovo tributo, ma anche alle altre imposte dirette con le aliquote vigenti in Italia, con un onere di imposta effettivo più elevato. Al contrario, per le multinazionali non residenti il nuovo tributo potrebbe assolvere definitivamente agli obblighi tributari in Italia continuando a pagare aliquote di imposta irrisorie nei paesi a fiscalità privilegiata. Inoltre, le grandi multinazionali non residenti, avendo un potere di mercato assai maggiore delle imprese italiane, potrebbero operare più facilmente una traslazione del tributo sui prezzi dei servizi, senza ridurre la loro competitività. D’altra parte, il livello relativamente contenuto dell’aliquota di imposta sembra costituire un compromesso tra la necessità di contrastare l’elusione fiscale e l’intento di non penalizzare eccessivamente le imprese residenti.

Una efficace politica di contrasto ai problemi posti dall’elusione fiscale aggressiva delle grandi multinazionali del web e dalla concorrenza fiscale «dannosa» tra i vari sistemi tributari nazionali richiederebbe azioni di cooperazione e di coordinamento tra i diversi paesi, ma queste decisioni sono condizionate dai tempi (lunghi) della consultazione e della decisione internazionale. Nelle more di queste decisioni l’introduzione in Italia di un prelevo specifico sulle multinazionali digitali sembra andare oltre la semplice moral suasion di altri provvedimenti e sembra volere anticipare possibili interventi, almeno di breve periodo, concordati a livello internazionale.

Alcuni problemi di natura tecnica potrebbero rendere difficile l’applicazione del nuovo tributo e le soluzioni per la sua attuazione sono affidate ai decreti che l’Agenzia delle entrate dovrà emanare nei prossimi mesi.