19 gennaio 2020
Aggiornato 00:30
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Web tax, cosa significa avere una stabile organizzazione in Italia

L'intervento del presidente di Confindustria digitale Elio Catania, in merito alla web tax: «L'Italia riveda il concetto di stabile organizzazione»

Web tax, cosa significa avere una stabile organizzazione in Italia
Web tax, cosa significa avere una stabile organizzazione in Italia Shutterstock

ROMA - Per Elio Catania, presidente di Confindustria digitale, la web tax italiana che passa oggi alla Commissione Bilancio non è altro che una serie di «norme contorte, di incerta attuazione e che, paradossalmente, incidono sulle imprese italiane e complicano la vita di quelle che acquisteranno servizi digitali». Una manovra errata che va «contro la politica di digitalizzazione del sistema produttivo italiano», oltre a essere l’ennesimo tentativo di attuare una tassazione nazionale, mentre il tema dovrebbe essere uniforme a livello comunitario.

Non vede di buon occhio la l’emendamento sulla web tax italiana, Elio Catania, rivisitato dal presidente della Commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia, che stabilisce un’aliquota al 3% sulle transazioni digitali. Un’imposta che colpirà solo alle cessioni di servizi e per un ammontare di transazioni superiore alle 3mila annuali. Niente e-commerce, niente cessioni di beni. Scopare anche lo spesometro e il credito d’imposta relativo alle imprese residenti per evitare le doppie tassazioni.

L’obiettivo, naturalmente, è quello di colpire tutti i maggiori colossi del Web. Ed è per questo che la norma fa riferimento alla cosiddetta «stabile organizzazione», un concetto che ancora fa riferimento all’articolo 5 del modello di convenzione OCSE e che, invece, secondo Elio Catania, dovrebbe essere rivisto. «L’Italia faccia da apripista in Europa con la revisione della definizione di stabile organizzazione - tuona il presidente di Confindustria Digitale - poiché via più efficace per accelerare sulla riforma della fiscalità e catturare quanto prima il valore creato dall’economia digitale».

Ma cos’è la stabile organizzazione? Il concetto viene alla luce in Italia nel 2003 ad opera del D.Lgs 12 dicembre 2003 n. 344 in vigore dal 1 gennaio 2004. Nella fattispecie si definisce la stabile organizzazione come «una sede fissa di affari per mezzo della quale l'impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attività sul territorio dello Stato»

I presupposti necessari affinché si possa considerare una stabile organizzazione sono riassumibili:

a) una sede di affari;
b) la staticità della sede d'affari ovvero la stabilità territoriale e spaziale;
c) la condizione che l'impresa non residente svolga, in tutto o in parte, la propria attività nel territorio dello stato per mezzo di tale sede fissa d'affari: è necessario identificare una connessione strumentale della sede fissa con l'attività d'impresa.

Ovviamente la norma così come è scritta permette alle web company americane, di insediarsi in Europa attraverso localizzazioni in Paesi a bassa (quando non nulla) tassazione (il caso Apple-Irlanda insegna); e, non essendo obbligate a servirsi, per la loro attività, di luoghi fisici nei mercati in cui operano, di realizzareo lì i ricavi, pagando le imposte nel Paese di insediamento (cioè Irlanda, Lussemburgo e simili). L’Ocse ha stimato che ogni anno vengono persi tra i 200 e i 240 miliardi di dollari di tasse per le differenze tra le regole fiscali internazionali che permettono alle multinazionali di spostare i profitti nei paradisi fiscali. Ovviamente l’elusione fiscale da parte dei colossi come Apple, Amazon, Google o Facebook sta suscitando reazioni a livello internazionale, tanto da spingere le nazioni a contendersi il primato tra chi effettuerà la tassazione migliore per prima.

Data l’obsolescenza della norma dell’Ocse, secondo Elio Catania, il Parlamento dovrebbe concentrarsi nel «fornire un contributo veloce, positivo, concreto, per stabilire le condizioni che possano dare luogo ad una nuova forma di organizzazione stabile, fiscalmente rilevante che riequilibri introiti e quadro di fiscalità. Ciò in linea con quanto già a livello europeo si sta elaborando e nella direzione di valorizzare opportunamente il digitale come fattore di crescita».