20 novembre 2019
Aggiornato 02:00
robotica

Maturità 2017, tra le tracce di italiano robotica e tecnologia: qualcosa sta cambiando?

Tra le tracce della prima prova scritta di italiano proposte ai maturandi 2017 anche robotica, tecnologia e lavoro. E' un chiaro segno di come stia mutando non solo la consapevolezza dei giovani, ma anche quella dei docenti

Maturità 2017
Maturità 2017 ANSA

MILANO - Nuove tecnologie e lavoro per l’ambito storico-politico, robotica, invece, per l’ambito scientifico. Sono queste due delle tracce proposte, insieme alle altre, ai 500mila maturandi 2017 per la prima prova scritta di italiano di oggi. Possiamo considerarlo un passo avanti verso una consapevolezza più ampia dei Millenials, della nuova generazione e dei docenti? Forse sì. Perché l’impatto che le nuove tecnologie e la robotica hanno, non solo nelle nostre vite, ma soprattutto nel mondo del lavoro, sta diventando talmente incisivo da condizionare le nostre scelte. E forse il fatto che questi temi siano oggi sui banchi di 500mila studenti italiani, significa che la percezione sta finalmente cambiando anche qui in Italia, soprattutto nell’ambito della formazione.

Lavoro e robot
«Che il tema della tecnologia sia arrivato tra i banchi di scuola è importante, perché segna una svolta della percezione dell'importanza crescente del digitale per l'uomo fin dall'età scolare, quella della formazione delle menti - ci racconta Chiara Russo, CEO e co-founder di Codemotion e Codemotion Kids!, azienda che da anni si occupa di avvicinare bambini e ragazzi alla tecnologia attraverso corsi e formazione  -. Come dice la traccia, i robot cambieranno il sistema economico di molti Paesi, ma ciò non è necessariamente un male. La sfida è adeguarsi al cambiamento, iniziando proprio dalle nuove generazioni che hanno il compito di rendere la tecnologia amica e non una nemica da guardare con sospetto». I dati parlano di 5 milioni di posti di lavoro sostituti dai robot entro il 2020, ma questa affermazione è solo in parte vera e, in questo senso, la formazione gioca un ruolo fondamentale: «I robot potranno sostituire l'uomo nei lavori più duri e ripetitivi, ma non potranno mai sostituire le capacità creative dell'uomo - continua Chiara -. Anche se non sempre emerge chiaramente, la programmazione e la robotica hanno dietro sempre un'idea, il momento della creatività, quello in cui un uomo riflette sul problema che vuole risolvere e sul modo migliore in cui un robot, programmato in modo corretto, possa risolvere il problema».

In un mondo del lavoro sempre più contaminato dal digitale e dalla tecnologia è, infatti, necessario che siano proprio i giovani - prima di tutto - a esserne consapevoli. E a puntare lo sguardo, dopo la maturità, a quei percorsi che possono garantire un futuro più solido, impregnato di tecnologia. E in questo segmento, ad esempio, giocano un ruolo fondamentale gli Istituti Tecnici Superiori, ancora poco conosciuti, ma che rappresentano una delle leve più significative del nostro Paese, nel quale se ne contano circa una novantina. Gli ITS sono "scuole ad alta specializzazione tecnologica", nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività  e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria (post diploma). Sono 370 i corsi formativi attualmente presenti in Italia e contribuiscono a creare una vera e propria forza lavoro: ben il 90% di chi si diploma all’interno di un Istituto Tecnico Superiore trova lavoro entro un anno. Un segmento decisivo nel percorso di vita di un giovane su cui anche il MISE ha deciso di puntare, erogando ben 70 milioni di euro per aumentare del 100% gli studenti iscritti agli Istituti Tecnici Superiori da qui al 2020.

Ma la consapevolezza delle nuove generazioni è importante anche per spingere i giovani a scegliere sempre più percorsi di studio tecnico-scientifici. Secondo i dati Eurostat 2014, solo 6,9% dei giovani tra i 20 e i 29 anni studia o ha studiato materie STEM, contro l’11% della Germania e l’8,4% della media europea. E questo si ripercuote poi sullo sviluppo di quelle competenze considerate necessarie nel breve futuro per lo svolgimento della maggior parte dei lavori. Laddove sono migliaia di posti lavoro vacanti in Italia per assenza di competenze digitali, allora è importante, sotto il punto di vista culturale, che i giovani siano indirizzati verso questi percorsi di studio piuttosto che altri.

La consapevolezza etica
Ma consapevolezza significa anche conoscenza e percezione dei rischi che la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, può comportare, soprattutto dal punto di vista etico. Tra le tracce anche un articolo pubblicato dal Sole24Ore di Alberto Magnani e relativo al quadro normativo europeo che si sta delineando in relazione all’impatto che l’intelligenza artificiale ha sulle nostre vite: da una parte la responsabilità della macchina per cui è necessario stabilire una personalità giuridica, dall’altra la possibilità che l’uomo possa sviluppare relazioni emozionali con i loro robot-badanti che - diciamolo - acquistano sembianze sempre più perfette e umanoidi, problema questo che rende necessario il ripensamento di una personalità elettronica.