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Bicocchi Pichi (Italia Startup): «Dobbiamo guardare al mercato globale ed essere coraggiosi»

Dopo l'accordo tra ItaliaStartup e EIT Digital abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia Startup, per capire davvero qual è lo stato di salute del nostro ecosistema imprenditoriale

Bicocchi Pichi (Italia Startup): «Dobbiamo guardare al mercato globale ed essere coraggiosi»
Bicocchi Pichi (Italia Startup): «Dobbiamo guardare al mercato globale ed essere coraggiosi» (Italia Startup)

MILANO - Portare le startup non solo verso l’estero, ma soprattutto verso il mercato globale, perché questo resta ed è il principale obiettivo per un’impresa che voglia definirsi davvero una startup. E’ questo il principale obiettivo che definisce la stretta di mano tra Italia Startup l’associazione italiana delle startup e EIT Digital - organizzazione pan-europea all’avanguardia nella promozione dell’imprenditoria e della cultura digitale nell’Unione Europea. Un accordo volto ad aiutare ’ecosistema italiano dell’innovazione a recitare un ruolo sempre più rilevante nel panorama internazionale. E un punto di partenza importante, «perché non dobbiamo dimenticarci che facciamo parte dell’Unione Europea e operiamo in un mercato di libera circolazione». Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia Startup, per capire davvero qual è lo stato di salute del nostro ecosistema imprenditoriale.

Cosa significa per Italia Startup l'accordo siglato con EIT Digital?
Il network di EIT Digital, che non per caso chiama «nodi» le sue sedi nazionali, è Europeo ma con una presenza anche in Silicon Valley e unisce grandi imprese, accademia e startup. Per Italia Startup l’accordo si inserisce quindi a pieno titolo nella sua strategia delle quattro «C» ovvero accesso per le startup a Clienti, Canali, Capitali e Cultura internazionale.   

Concretamente in che modo aiuterete le startup verso l’internazionalizzazione?
La partnership con EIT Digital ha lo scopo di favorire l’accesso al network internazionale da parte delle startup più promettenti e avviate, quindi lavoreremo alla diffusione della conoscenza delle opportunità che il network EIT Digital può offrire sia attraverso i nostri associati, come acceleratori ed incubatori, sia attraverso la comunicazione. L’obiettivo di accesso a mercati e capitali per le startup viene facilitato da Italia Startup, come associazione, attraverso la diffusione della conoscenza delle opportunità presenti e l’ampliamento del network.     

Quanto è importante per le startup approdare all'estero? Ci sono effettivamente startup italiane pronte a fare questo passo? O in linea di massima le startup italiane tendono a guardare maggiormente il mercato nazionale?
Per le startup non deve esistere la parola «estero», ma solo la parola «mercato». Le startup Italiane migliori e più promettenti nascono «global» nelle loro ambizioni come da ogni altra parte del mondo. Le nuove imprese con una visione locale o domestica sono culturalmente delle micro imprese e non delle vere startup. Dobbiamo sempre e con forza ricordarci che siamo (e speriamo che continui ad essere così) membri dell’Unione Europea e, pur con difficoltà, operiamo in un mercato di libera circolazione di merci, capitali e persone. I casi di imprese Italiane che hanno percorso con successo la strategia «dual» USA - Italia ci sono, e la capacità di essere presto delle «centerless organizations», ovvero società che sfruttano le condizioni di vantaggio dei diversi paesi, è aperta alle nostre startup in particolare per la ricerca di clienti e capitali.

Alcune ricerche dicono che in Italia le aziende hanno ancora paura delle startup e guardano con sfiducia all’Open Innovation. Cosa ne pensa?
Non sono d’accordo. Non credo che vi sia né paura delle startup né sfiducia nell’open innovation. Piuttosto vi è mancanza di cultura ed un lungo periodo di lenta e dolorosa trasformazione della economia nazionale. I mali dell’Italia sono molto noti ma passare dall’analisi all’azione è difficile perché richiede la virtù del coraggio. Il coraggio è infatti coinvolgimento emotivo e volontà d’azione. Nel mondo dell’impresa il coraggio è virtù fondamentale dell’imprenditore. Ricette semplici non ci sono ma tutto passa da più cultura d’impresa, imprenditorialità e più concorrenza. La concorrenza è essenziale perché si cerchi innovazione e si assumano rischi, e perché si affermino nuove imprese. La distruzione creatrice di Schumpter non va data per scontata se egli stesso pensava che «mentre nella grande impresa capitalistica il ruolo dell’imprenditore, creativo e diretto all'innovazione, verrà sempre più sostituito dalla mentalità burocratica e tendente all'immobilismo dei managers, nella società si affermeranno, ad opera degli intellettuali, valori contrari allo sviluppo capitalistico, facendo sì che i capitalisti stessi prima si vergognino del proprio ruolo ed, infine, rinuncino ad esso».