26 maggio 2020
Aggiornato 06:00
il caso

Home Restaurant, Senaldi: «Norme leggere, per evitare professioni mascherate, senza ostacolare la sharing economy»

Una legge con norme leggere per evitare che il fenomeno dell'Home Restaurant diventi una professione mascherata. Per tutelare sia i ristoratori tradizionali, sia i cuochi delle varie piattaforme digitali di Home Food. Senza ostacolare la sharing economy

ROMA - «Credo che legge sull’Home Restaurant sia davvero un punto di equilibrio per salvaguardare da una parte i ristoratori tradizionali e dall’altra chi, dotato di ottime capacità culinarie, decida di cimentarsi in tale attività anche con il pubblico». Non sembra dare troppo adito alla polemica Angelo Senaldi, deputato del Pd e relatore della legge che va a disciplinare il fenomeno, ormai largamente diffuso, dell’Home Restaurant. Una legge approvata da pochi giorni alla Camera e che ha fatto scoppiare un polverone tra la frotta di cuochi che si sono messi da tempo nelle mani delle piattaforme digitali.

Sostenere la sharing economy, ma con delle regole
«Nell’ottica della sharing economy le piattaforme sono proprio lo strumento attraverso cui è possibile rendere l’evento pubblico - ci spiega meglio il deputato Senaldi -. E’ chiaro che se cucino per una cerchia ristretta di amici non rientro nel fenomeno dell’Home Restaurant e il problema non si pone. Cosa diversa quando rendo l’evento pubblico, attraverso la rete. In questo caso è evidente che sussista il rischio di cadere in un rapporto di concorrenza non corretto con la ristorazione tradizionale. Ma questo non significa che vogliamo bloccare la sharing economy». Un concetto anche ampiamente condiviso dall’Unione Europea che ha indotto i Paesi membri a non ostacolare la sharing economy, ma a darle comunque delle regole. «Del resto stiamo parlando di un’economia di relazione», ci suggerisce Senaldi.

Regole leggere per evitare una professione mascherata
Ok, perfetto. Questo però alla frotta dei cuochi dell’Home Restaurant non basta. Per loro si tratta di una legge che favorisce le lobby, anzi «le fa brindare» come ha specificato nel dettaglio Giambattista Scivoletto, amministratore del sito www.bed-and-breakfast.it e fondatore di HomeRestaurant.com. Ma perché? «Credo che a infastidirli sia stata la norma relativa al limite di fatturazione dei compensi e il divieto di sovrapporre l’attvità di Home Restaurant agli affitti a breve termine - ci dice ancora il deputato del Pd -. Quello che abbiamo cercato di fare è stato evitare il configurarsi di un ‘albergo hotel casalingo’ senza avere le necessarie misure di sicurezza oggi previste per gli alberghi tradizionali. Abbiamo dato regole leggere per evitare che l’esercizio dell’Home Restaurant diventi una professione mascherata».

Leggi anche cosa dice la legge sull'Home Restaurant »

Abbiamo risposto alla richiesta di una minoranza
C’è poi chi, come Cristiano Rigon di Gnammo, dice che sarebbe stato meglio normare prima, con una legge quadro, la sharing economy, invece di verticalizzare subito sul fenomeno dell’Home Restaurant: «Noi abbiamo ascoltato e la richiesta di una minoranza politica che ha sollevato la questione - spiega ancora Senaldi - cercando di utilizzare una terminologia conforme alla legge che abbiamo in programma sulla sharing economy e cercando anche di creare le possibilità per un’uniformità tra le due leggi. Di fatto siamo di fronte a un fenomeno in continua evoluzione».

Prossimo step al Senato
Cosa succederà adesso? Perchè la legge sull’Home Restaurant dovrà passare in Senato prima di essere ufficiale. «Sicuramente saranno apportate delle modifiche come avviene nella maggior parte delle leggi che vengono approvate dalla Camera - conclude Senaldi -. Sinceramente credo che molto dipenderà anche dal tempo che avremo a disposizione». Ciò che è sicuro è che, molto probabilmente, la polemica non si arresterà. Ma dobbiamo ammettere che la nostra politica sta cercando di fare del suo meglio.

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