1 giugno 2020
Aggiornato 11:30
cosa succede dopo

Referendum, Calderini: «Ora con il NO rischiano le imprese sociali e la ricerca industriale»

L'aver detto No al referendum costituzionale porta con sè alcuni rischi: in forse il decreto attuativo per le imprese sociali e il bando di 300 milioni del Miur a favore della ricerca industriale

ROMA - Che abbia vinto il NO lo sappiamo. Che questo referendum, come ha detto Matteo Renzi nel discorso attraverso cui rassegnava le dimissioni, abbia avvicinato gli italiani alla Costituzioni, anche. Ciò che non ci è dato sapere e su cui ci interroghiamo ora, è cosa succederà. Intanto, alcune possibilità l’Italia se l’è lasciata scappare, e su questo non c’è dubbio. Soprattutto per ciò che riguarda l’innovazione, le startup, quell’ecosistema che qui, nel nostro Paese, ancora stenta a crescere. E sul perché magari qualche colpa ce l’ha anche il sistema. Intanto abbiamo chiesto maggiori delucidazioni a Mario Calderini, professore di strategia e management dell'innovazione, Politecnico di Milano e Consigliere per le politiche di ricerca e innovazione del Ministero all’Istruzione, Università e Ricerca.

Il rischio per le imprese sociali
In primo luogo il decreto attuativo relativo all’impresa sociale della legge delega sul Terzo settore. «Questo decreto aveva un enorme potenziale e avrebbe consentito alle startup sociali di evolversi abbattendo molti dei vincoli che esistono oggi - ci racconta Mario Calderini -. Ad esempio una cooperativa sociale avrebbe potuto distribuire i dividenti con la possibilità di attrarre investimenti privati, accogliere nella propria governance chi investe in equity con la possibilità di attuare incentivi fiscali sia per le persone fisiche che per le società finanziarie. Inoltre, il decreto attuativo, avrebbe permesso a chi avrebbe investito in imprese sociali di ottenere uno sgravio del 25%. Una buona leva per far crescere il social venture, sempre più importante in questi ultimi anni. Senza ombra di dubbio questa è la più grande opportunità che ci siamo lasciati sfuggire».

In mano al prossimo Governo
Non che il decreto attuativo non si farà. Si farà eccome, ma sarà il prossimo Governo a stabilire come e c’è la concreta possibilità che lo stesso possa non contenere più delle clausole così proficue per tutte le attività sociali. E una grossa opportunità in forse soprattutto per le startup sociali ad alto valore tecnologico che avrebbero potuto attrarre capitali di rischio in modo più semplice. Una riforma portata avanti con successo dal sottosegretario Luigi Bobba, quella del Terzo settore, che ha trovato, inoltre, un riscontro positivo in tutto l’ambiente. «La nostra speranza - continua Calderini - è che il decreto venga riconfermato così com’è o, se non altro, che venga addirittura migliorato».

I 300 milioni del Miur per la Ricerca
Ma il decreto attuativo per l’impresa sociale non è l’unica possibilità che ci siamo lasciati sfuggire votando NO a questo referendum. Perché qualche conseguenza ce l’avrà anche il settore della Ricerca. In forse ci sono, infatti, anche i 300 milioni che il Miur ha messo a disposizione per le aree di specializzazione dei cluster tecnologici industriali, fondi che andrebbero a costruire le condizioni abilitanti per tutte quelle startup ad alta tecnologia che fanno parte dei settori di ricerca. «Si tratta di 12 piattaforme di dialogo tra imprese e ricerca pubblica per definire le traiettorie su cui investire nel futuro - ci spiega Calderini - . Progetto su cui il Miur aveva deciso di investire 300 milioni di euro a sostegno di tutti i progetti di ricerca che vengono intrapresi in partnership con imprese industriali». Tra i vari settori che avrebbero partecipato al bando promosso dal Miur Beni culturali, Made in Italy, Crescita Blu ed Energia, oltre agli altri 8 cluster. Bando che resta sempre scritto sul Programma Nazionale, ma che a seguito del referendum sarà probabilmente rimesso in discussione. E così, imprese, startup, Università e centri di ricerca che abbiano presentato il proprio Piano di Azione per migliorare la ricerca industriale ora rimangono in attesa.

Restano i ‘Contamination Lab’
Possibilità che, se non andranno perse, di sicuro rimarranno sulla carta per un bel po’ di tempo. «Per fortuna siamo riusciti a salvare in extremis i ‘Contamination Lab’ - ci dice ancora Calderini - . Un finanziamento di una decina di milioni di euro per i laboratori nelle Università, in cui gli studenti possano trovarsi e contaminarsi con le proprie idee». Insomma, questo referendum non riguardava solo la Costituzione, ma un intero programma governativo. Ora la palla passa all’opposizione. Nella speranza che almeno mantenga ciò che il Governo Renzi ha fatto di buono.

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