25 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
open innovation

Venturi (Hewlett): «Aziende siate curiose, sperimentate e fate errori»

Da una parte un numero sempre più crescente di imprenditori stranieri in Italia, dall'altra la necessità delle imprese di innovarsi. Ma come

ROMA - Anche in Italia, finalmente, si sta muovendo qualcosa nel settore dell’innovazione. Non siamo più il fanalino di coda. Gli imprenditori stranieri si interessano, guardano con attenzione al panorama italiano e le aziende, tutte le aziende, cominciano lentamente a rendersi conto di non poter evitare ed essere esenti dalla rivoluzione digitale. Secondo il Global Attractiveness Index siamo addirittura balzati al 14esimo posto quanto ad attrattiivtà. E lo confermano anche i dati di Italia Startup Visa, il programma messo a punto per gli imprenditori stranieri al fine di facilitare per loro l’acquisizione di un visto speciale per fare impresa innovativa in Italia.

Sempre più imprenditori stranieri in Italia
Arrivano soprattutto dalla Russia, Stati Uniti e Cina. Molti sono giovani, sotto i 35 anni, e hanno già un’esperienza imprenditoriale alle spalle. In poco più di due anni, dal 24 giugno 2014 al 31 agosto 2016, le candidature sono state 132. Di queste, 94 hanno avuto esito positivo, il 71,2% del totale, ottenendo il nulla osta al rilascio del visto speciale. A fronte di 10 rinunce, sono in tutto 84 gli startupper in possesso del visto startup italiano. Il numero, in ogni caso, cresce di anno in anno, confermando l’interesse degli imprenditori stranieri verso il nostro Paese.

Imprenditori da Russia, USA e Cina
I dati confermano che, nel complesso, è proprio la Russia con 30 candidature ad amare particolarmente il nostro Paese. Seguita dagli Stati Uniti (a sorpresa), Pakistan, Cina e Ucraina (tutte e tre con 14). Le richieste sono comunque pervenute da tutte le parti del mondo. dal Brasile al Libano, dalla Nuova Zelanda all’Uzbekistan. Mentre le città italiane più attrattive a livello innovativo, restano Milano e Roma.  I richiedenti sono soprattutto maschi (93), ma la componente femminile (39) è abbastanza nutrita. L’età media è 34,9 anni. Il più giovane candidato ha 20 anni e il più anziano 65. E ci sono 71 richiedenti che affermano di aver già fatto esperienza come imprenditori.

Come prepararsi alla rivoluzione digitale
Guardare al futuro per costruire un Paese innovativo e competitivo. Sì, perchè la rivoluzione digitale arriva come uno tsunami e, per non soccombere, bisogna prepararsi. E lo stiamo facendo. Lo sta facendo il sempre più crescente numero di startup, gli stessi startupper che scelgono di rimanere in Italia per far valere il made in Italy. Anche le aziende esistenti costituiscono un potenziale enorme per la Penisola, a patto che decidano di innovarsi.  «Oggi siamo in mezzo a una rivoluzione digitale e tutti sono messi sottopressione, nessuno escluso - racconta Stefano Venturi, Hewlett Packard Enterprise - . Questo perchè le cose accelerano e ci troviamo tutti dei competitori nuovi che prima non avevamo. Per prepararsi a questa grande rivoluzione le aziende devono usare tutti gli strumenti digitali di cui sono in possesso per disintermediare gli accessi tra le persone dell’organizzazione, tra le persone e i partner che sono all’esterno e soprattutto verso la clientela. Essere curiosi, guardare cosa fanno gli altri, cercare di fare errori, avere delle squadre dove regna la diversità tra le persone per genere e cultura».