20 settembre 2021
Aggiornato 06:30
studio del big bang

Fusione di due buchi neri, rilevate altre onde gravitazionali

Questi particolari segnali che si propagano alla velocità della luce ci possono portare messaggi relativi a fenomeni che non potremmo studiare diversamente, in primo luogo le fasi iniziali del Big Bang

ROMA - Un nuovo soffio dell’universo è stato raccolto fai fisici che lavorano al progetto Ligo: ennesima conferma della presenza delle onde gravitazionali. Il team di ricercatori internazionali ha rilevato la fusione di due buchi neri, tre mesi dopo che questa era stata registrata per la prima volta.

La fusione dei buchi neri
La fusione di buchi neri, un fenomeno che Albert Einstein aveva previsto nella sua teoria della relatività un secolo fa, è stata individuata osservando le onde gravitazionali attraverso un rilevatore avanzato conosciuto come Osservatorio interferometro laser delle onde gravitazionali (LIGO). I buchi neri si formano nella fase finale dell'evoluzione delle stelle più massive. E' un oggetto spaziale così denso che né la luce né la materia può sfuggirvi. Spesso i buchi nesi si accoppiano, orbitando in una "danza" l'uno attorno all'altro mentre perdono energia in forma di onde gravitazionali, fondendosi alla fine in un singolo buco nero. Queste onde gravitazionali permettono agli scienziati di rilevare la fusione dei buchi neri.

1,4 miliardi di anni luce dalla Terra
Il 26 dicembre 2015 le onde hanno segnalato per la prima volta una collisione occorsa a circa 1,4 miliardi di anni luce dalla Terra. Questo vuol dire che le onde gravitazionali hanno viaggiato per 1,4 miliardi di anni prima che il LIGO potesse rilevarle. E questo significa che quando è avvenuta la fusione, non c’eran neppure traccia della presenza umana sulla terra. "Stiamo iniziando ora a dare uno sguardo a questo tipo di nuova informazione che può venire solo dai rilevatori di onde gravitazionali - ha detto David Shoemaker, un atrofisico del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e leader del programma LIGO -. Dal momento che i buchi neri non emettono luce, l'unico modo per rilevarli è appunto usare le onde gravitazionali».

Verso le origini del Big Bang
Gli scienziati hanno annunciato questa seconda rilevazione - con una certezza del 99,9% - a un incontro dell'American Astronomical Society a San Diego, California. La scoperta è pubblicata sulla Physical Review Lwetters. Di fatto questi particolari segnali che si propagano alla velocità della luce ci possono portare messaggi relativi a fenomeni che non potremmo studiare diversamente, in primo luogo le fasi iniziali del Big Bang, che non si «vedono» in nessuna lunghezza d’onda elettromagnetica: né radio, né microonde, né raggi x e Gamma.