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Il primo robot che sceglie se ferire l'uomo

Il robot è programmato per scegliere se ferire o meno l'uomo che ha di fronte: di fatto, può compiere un'azione imprevedibile. E' stato costruito per sollevare il dibattito sulla pericolosità dell'intelligenza artificiale

Il robot che punge l'uomo
Il robot che punge l'uomo (Credits photo courtesy of The Firts Law)

ROMA - Quante volte ci siamo chiesti cosa sarebbe accaduto nel caso in cui la tecnologia avesse superato l’intelligenza umana? E quanti film sono stati prodotti sulla linea che, prima o poi, le macchine si sarebbero rivoltate nei confronti dell’uomo? Ora è successo davvero, anche se l’input è stato dato dall’uomo e non da un computer: Alexander Reben ha, infatti, creato il primo dispositivo di intelligenza artificiale in grado di scegliere se pungere o meno il dito di un uomo.

Il robot che sceglie se far male a un uomo
Ed ecco che la «prima legge della robotica» ideata da Isaac Asimov «un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno» è stata violata. Non a caso il robot inventato da Reben è stato chiamato «The First Law», La Prima Legge. Questo robot è, infatti, capace di pungere un dito, ma è programmato per scegliere di non farlo se significa evitare di essere spento. A seconda del proprio interesse, in sostanza, è in grado di decidere se pungere o meno il dito del suo interlocutore. Una vera e propria rivoluzione che ci porta a concepire l’intelligenza artificiale come qualcosa che, un domani, potrà scegliere autonomamente, e apre nuovi orizzonti in fatto non solo di tecnologia, ma soprattutto di etica.

Riflettere sulla pericolosità dell’intelligenza artificiale
Il robot è costato circa 200 dollari e ci sono voluti appena 3 giorni per costruirlo. Niente commercializzazione, però. L’intento di Reben, infatti, non è quello di vendere la sua creazione, ma di portare l’umanità a riflettere sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sull’uomo quando si tratta di intelligenza particolarmente evoluta. «La grande preoccupazione sulle intelligenze artificiali è che possano andare fuori controllo - ha detto Weber -. I giganti della tecnologia affermano che siamo ben lontani da questo, ma pensiamoci prima che sia troppo tardi. Io sto provando che robot pericolosi possono esistere, dobbiamo assolutamente confrontarci sul tema».

Il pulsante con l’intelligenza artificiale
Reben non è il solo a voler sollevare l’argomento sulla pericolosità dell’intelligenza artificiale. DeepMind, la divisione che lavora sulle intelligenze artificiali di Google, sta attualmente lavorando con la Oxford University sul cosiddetto «kill switch», una soluzione che permetta all’uomo di prendere il controllo di un’intelligenza artificiale nel caso faccia qualcosa di pericoloso o, semplicemente, di sbagliato. "Sarà interessante sentire ciò che viene proposto per il kill switch - ha detto Reben -. Perché un robot non può essere in grado di annullare il suo kill switch se è diventato tanto intelligente?». Di fatto «The First Law» può prendere una decisione che il creatore non può prevedere e questo è un concetto tanto astratto quanto reale. Riusciremo a impedire a noi stessi di distruggerci?