4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
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Messico, alla ricerca del meteorite e dei dinosauri perduti

Gli scienziati a bordo della Myrtle Platform di "Expedition 364" spingono le loro sonde per un chilometro e mezzo sotto il fondale in cerca di microfossili e di residui di rocce spaziali. Un progetto da 10 milioni di dollari sul cratere di Chicxulub

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CITTA' DEL MESSICO - Squali e geofisici internazionali al largo delle coste del Messico orientale, riuniti per venire a capo di uno dei più intriganti e complessi misteri collegati alla vita del nostro pianeta. Su una piattaforma adibita alle ricerche scientifiche il team di geofisici, paleontologi e microbiologi provenienti da Stati Uniti, Europa, Messico, Giappone, Cina e Canada, sta effettuando una serie di profondi carotaggi sul fondale per esplorare i segreti del meteorite che, 66 milioni di anni fa, ha dato vita al cratere di Chicxulub.

Si tratta di un'antichissima struttura da impatto, larga duecento chilometri, sotto la penisola dello Yucatan, in Messico, provocata da un asteroide il cui diametro è stato stimato in 14 km, equivalente alla detonazione di una potenza esplosiva incomparabilmente superiore all'ordigno più potente mai fatto detonare dall'uomo. L'impatto causò uno tsunami gigantesco che si diffuse a cerchi concentrici in tutte le direzioni. L'emissione di terriccio e particelle provocò cambiamenti climatici simili al più devastante inverno nucleare, soffocando interamente la superficie della Terra con una densa e impenetrabile nube di polvere. La catastrofe planetaria, secondo la teoria proposta dal fisico Luis Alvarez e dal figlio Walter, un geologo, avrebbe causato l'estinzione dei dinosauri. Gli Alvarez ritengono infatti che quest'ultima sia stata causata dall'impatto di un meteorite di proporzioni ciclopiche, un'ipotesi sempre più condivisa dalla comunità scientifica.

Gli scienziati a bordo della Myrtle Platform di "Expedition 364", un progetto da 10 milioni di dollari finanziato principalmente dall'European Consortium for Ocean Research Drilling, spingono le loro sonde per un chilometro e mezzo sotto il fondale in cerca di microfossili e di residui di rocce spaziali. "Al momento, stiamo effettuando delle trivellazioni per costruire dei modelli in grado di rivelarci come si è formato il cratere", spiega Johanna Lofi, ricercatrice dell'università di Montepellier. "Uno dei nostri obiettivi principali è anche comprendere come sia tornata la vita nella zona dell'impatto, quanto tempo è stato necessario e quali sono stati i primi organismi viventi a manifestarsi di nuovo".

Ma gli scienziati di "Expedition 364" stanno tentando di ritrovare il classico ago nel pagliaio dato che l'asteroide si è completamente disintegrato nell'impatto apocalittico che provocò l'estinzione del 75% delle forme allora viventi sul pianeta. L'impegno tuttavia è proporzionato all'ambizione di servire non solo a chiarire l'ipotesi dell'estinzione "spaziale" dei dinosauri ma anche a scoprire indizi di eventuali forme di vita su altri pianeti.

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